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| Michele Damasceno, Divina Liturgia, Θεία Λειτουργία, XVI sec., Museo delle Icone e delle Sacre Reliquie dell'Arcidiocesi di Creta, Candia |
segunda-feira, 2 de novembro de 2015
LA SANTA MESSA E LE ANIME DEL PURGATORIO
LA SANTA MESSA E LE ANIME DEL PURGATORIO
Una volta lasciato questo mondo, nulla dobbiamo desiderare tanto come la celebrazione di SS. Messe per la nostra anima. Il S. Sacrificio dell'altare, infatti, è il più grande suffragio che sorpassa ogni preghiera, ogni penitenza, ogni opera buona. Né deve esserci difficile comprendere ciò, se pensiamo che la S. Messa è lo stesso Sacrificio di Gesù offerto sull'altare con il suo infinito valore espiatorio.
Gesù immolato è la vera vittima di «espiazione per i nostri peccati» (1 Gv 2,2), e il suo Divin Sangue viene effuso, «in remissione dei peccati» (Mt 26,28). Assolutamente nulla può stare alla pari con la S. Messa, e i frutti salutari del Sacrificio possono estendersi a un numero illimitato di anime.
«Tutto si paga»
Una volta, durante la celebrazione della S. Messa nella Chiesa di S. Paolo alle tre Fontane, a Roma, S. Bernardo vide una scala interminabile che saliva fino al Cielo. Moltissimi Angeli andavano su e giù per essa, portando dal Purgatorio al Paradiso le anime liberate dal sacrificio di Gesù, rinnovato dai Sacerdoti sugli altari di tutta la terra.
Alla morte di un nostro parente, quindi preoccupiamoci molto di più della celebrazione e dell'ascolto di SS. Messe, che delle corone di fiori, degli abiti neri, del corteo funebre... «Il Santo Sacrificio della Messa - diceva S. Giovanni Bosco - giova alle anime del Purgatorio; anzi è il mezzo più efficace per sollevare quelle anime dalle loro pene, diminuire il tempo del loro esilio e introdurle più presto nel regno beato».
Di P. Pio da Pietrelcina si raccontano molte apparizioni di anime purganti che andavano a chiedere il suffragio della sua S. Messa per poter lasciare il Purgatorio. Un giorno egli celebrò la S. Messa in suffragio del papà di un suo confratello. Al termine dei S. Sacrificio, P. Pio disse al confratello «Stamattina l'anima di tuo papà è entrata in Paradiso». Il confratello ne fu felicissimo, e tuttavia disse a P. Pio: «Ma, Padre, il mio buon papà é morto trentadue anni fa!» - «Figlio mio - gli rispose il padre - davanti a Dio tutto si paga!» Ed è la S. Messa che ci procura un prezzo di infinito valore: Il Corpo e il Sangue di Gesù «Agnello immolato» (Ap 5,12).
In una predica, un giorno il S. Curato d'Ars portò l'esempio di un sacerdote che, celebrando la Messa per un suo amico defunto, dopo la Consacrazione così pregò: «Padre Santo ed Eterno, facciamo un cambio. Voi possedete l'anima del mio amico nel purgatorio: io ho il corpo del vostro Figlio nelle mie mani. Voi liberatemi, e io vi offro il vostro Figliolo, con tutti i meriti della sua Passione e morte».
«Nient'altro che Messe»
Ricordiamolo: tutti i suffragi sono cosa buona e raccomandabile, ma quando possiamo, anzitutto facciamo celebrare SS. Messe (magari le 30 SS. Messe gregoriane) per le anime defunte a noi care. Nella vita del B. Enrico Susone leggiamo che da giovane egli aveva fatto questo patto con un confratello: «Chi di noi due sopravviverà all'altro, affretterà la gloria di chi è passato nell'eternità con la celebrazione di una S. Messa ogni settimana». Il compagno del Beato Enrico morì per primo in terra di missione. Il Beato si ricordò della promessa per un po' di tempo, poi, impegnato in obblighi di Messe sostituì la messa settimanale con preghiere e penitenze. Ma l'amico gli comparve e lo rimproverò tutto afflitto: «Non mi bastano le tue preghiere e le tue penitenze; ho bisogno del Sangue di Gesù»; perché è con il Sangue di Gesù che noi paghiamo i debiti delle nostre colpe (Col 1,14).
Quando S. Giovanni d'Avila si trovava sul letto di morte, i confratelli gli chiesero che cosa desiderasse maggiormente dopo la sua morte. Il santo rispose con prontezza: «Messe... Messe ... nient'altro che Messe».
Anche il grande S. Girolamo ha lasciato scritto che «per ogni messa devotamente celebrata molte anime escono dal Purgatorio per volarsene al Cielo». Lo stesso si deve dire per le SS. Messe devotamente ascoltate, S. Maria Maddalena de' Pazzi, la celebre mistica carmelitana, era solita offrire il Sangue di Gesù per suffragare le anime del Purgatorio, e in un'estasi Gesù le fece vedere come realmente molte anime purganti venivano liberate dall'offerta del divin Sangue. Anche Santa Bernadetta era piena di compassione per le anime del Purgatorio, e spesso diceva alle consorelle: «Ho ascoltato la Messa per le anime del purgatorio, non c'è che ìl prezioso Sangue di Gesù che, cadendo su di esse, possa liberarle». Né può essere diversamente, perché, come insegna S. Tommaso d'Aquino, una sola goccia del Sangue di Gesù, per il suo valore infinito, può salvare tutto l'universo da ogni delitto.
Preghiamo per le anime del purgatorio, quindi, e liberiamole dalle loro pene facendo celebrare e ascoltando molte sante Messe. «Tutte le opere buone riunite insieme - diceva il S. Curato d'Ars - non possono valere una S. Messa, perché esse sono opere degli uomini, mentre la S. Messa è opera di Dio».
M.A.F.
Suffragi per le anime del Purgatorio

Suffragi per le anime del Purgatorio
Tre sono le opere di suffragio che possono dare sollievo alle anime del Purgatorio che hanno un effetto meraviglioso su di loro:• La Santa Messa: la potenza amorosa di Gesù che si offre per sollevare le anime.
• Le Indulgenze: la ricchezza della Chiesa, donata alle anime del Purgatorio.
• La Preghiera: la nostra potenza.
La Santa Messa
La Santa Messa è da considerarsi il miglior suffragio per le anime del Purgatorio.Già San Tommaso aveva indicato nella Messa il miglior mezzo per liberare le anime sofferenti, tre secoli prima che il Concilio di Trento si pronunciasse esplicitamente “Le Anime del Purgatorio sono sollevate dai suffragi dei fedeli, ma soprattutto dal prezioso sacrificio dell’altare”.
“Far celebrare la Santa Messa per i cristiani, vivi o defunti, ìn particolare quellì per cui si prega in modo speciale perché vengono così sollevati dai tormenti,farò abbreviare le loro pene; inoltre, ad ogni Celebrazione Eucaristica più anime escono dal Purgatorio.
Con la Santa Messa, dunque, il sacerdote e i fedeli chiedono e ottengono da Dio la grazia per le Anime del Purgatorio, ma non solo: il beneficio speciale spetta sì all‘anima per cui la Messa è celebrata, ma del suo frutto generale è l’intera Chiesa a goderne.
Essa, infatti, nella Celebrazione comunitaria dell‘Eucarestia, mentre chiede e ottiene il ristoro delle anime dei fedeli e la remissione dei peccati, aumenta, rinsalda e risveglia la sua unitcì segno visibile, dell’invisibile “Comunione dei Santi “.
All ‘offerta di Cristo, nel sacrfìcio eucaristico, si uniscono, infatti, non solo i membri che sono ancora sulla terra, ma anche quelli che si trovano già nella Gloria del Cielo così come quelli che stanno espiando le proprie colpe in Purgatorio. La Santa Messa è offerta, dunque, anche per i defunti che sono morti in Cristo e non sono ancora pienamente purificati, così da poter entrare nella Luce e Pace di Cristo. Nell‘anafora, inoltre, la Chiesa prega per i santi padri, i vescovi e tutti coloro che sono morti, convinti che la Santa Messa sia la migliore offerta a Dio per le anime che soffrono in Purgatorio, poiché è l’offerta di Cristo stesso immolato per i nostri peccati “.
(Dal Catechismo della Chiesa Cattolica nn. 1370-72)
LE MESSE DETTE “GREGORIANE”
Tra ciò che può essere offerto a Dio in suffragio dei defunti, san Gregorio esalta, in assoluto, il Sacrificio Eucaristico: a lui si deve l’introduzione della pia pratica delle trenta messe continue, dette appunto gregoriane.Istitui tale devozione in seguito a un episodio avvenuto nel suo convento al Celio (Roma).
Un monaco, esperto in medicina, di nome Giusto, gravemente ammalato confida al fratello Copioso di aver tenute nascoste tra i medicinali tre monete d’oro.
Copioso avverte del fatto Gregorio che prende dei severissimi provvedimenti contro Giusto, che ha violato la Regola del convento (questa ordina la comunione di beni tra monaci).
Da quel momento Giusto viene abbandonato a se stesso. Senza visite, né alcun genere di conforto. Nell’abbandono e nella sofferenza dell’agonia, il monaco si pente del suo peccato e “la sua anima abbandonò il corpo nella stessa tristezza”. Il suo corpo è buttato in un letamaio, con le tre monete d’oro, mentre i monaci esclamano: “Che il tuo denaro sia con te per la tua perdizione “.
Pur nella certezza che Giusto è dannato, Gregorio tuttavia, per scrupolo, affida il seguente incarico a Prezioso (priore del monastero): “Vai dunque, e da oggi stesso per trenta giorni di seguito fai in modo di offrire per lui il sacrificio, affinché non sia assolutamente tralasciato alcun giorno, nel quale non sia offerta per la sua assoluzione l’ostia salutare” Dopo i trenta giorni Giusto appare al fratello Copioso per dirgli di essere ormai libero da ogni pena.
Commenta san Gregorio: “Concordando simultaneamente visione e sacrUìcio, ciò apparve con chiarezza, che il fratello, che era morto, scampò al supplizio grazie all ‘ostia salutare”LEGGERE...
A SANTA MISSA É O MAIS EFICAZ ALÍVIO DAS ALMAS DO PURGATÓRIO.

A SANTA MISSA É O MAIS EFICAZ
ALÍVIO DAS ALMAS DO PURGATÓRIO.
Não podendo compreender, durante esta vida, o rigor das chamas do purgatório, virá, porém, o dia em que o experimentaremos. Meditemos, enquanto podemos, a doutrina dos Santos e Doutores da Igreja.
Santo Agostinho diz: "O eleito e o condenado são atormentados pelo fogo, cuja ação é mais violenta que tudo quanto, sobre a terra, se pode imaginar, ver e sentir" (Sermão 41). Fosse este testemunho o único, e bastaria para espantar-nos, porque os males de que a terra está cheia, são incalculáveis, e nossa capacidade de sofrer é um abismo de que ninguém sondou a fundo. Pensa nas terríveis doenças que corrompem o corpo; lê, no martirológio, as torturas espantosas, a que foram submetidos os confessores da fé, e persuadir-te-ás de que tudo isto é apenas uma pálida imagem do que te espera, segundo a afirmação de São Cirilo: "Todas as penas e torturas, diz ele, todos os tormentos desta vida, comparados à menor pena do purgatório, parecem ainda uma consolação". São Tomás de Aquino afirma também: "A menor faísca desse fogo é mais cruel que todos os males desta vida" (In e. Sent. dist. 20, qu. 1. c. 2).
Meu Deus! Como minha alma suportará essas dores terríveis? Ora, é quase certo que não chegará ao céu sem passar por essas chamas purificadoras, porque, longe de ser bastante perfeita para evitá-las, está repleta de manchas e de más inclinações.
Há vários meios eficazes de aliviar as almas do purgatório; porém, o mais salutar, declara o Concílio de Trento, é o santo Sacrifício da Missa: "As almas do purgatório são aliviadas pelas orações e sufrágios dos fiéis, principalmente pelo sacrifício do Altar" (Conc. Trento, Sess. 25). Dois séculos antes, São Tomás de Aquino dizia: "Segundo o uso geral, a Igreja sacrifica e ora pelos defuntos e, assim, liberta-os, prontamente, do purgatório".
A razão é porque, na santa Missa, o sacerdote e os assistentes não somente pedem misericórdia, mas oferecem também a Deus um resgate preciosíssimo. As almas do purgatório não estão fora dos favores de Deus, visto que, por sua contrição e confissão, reconciliaram-se com Ele, porém ficam prisioneiras, para se purificarem das chamas. Por conseguinte, se cheio de compaixão, orares por elas, cedendo-lhes teus méritos, contribuis para saldar uma parte desta dívida de que o Juiz supremo diz: Toma cuidado "para que não sejas lançado na prisão, donde não sairás sem ter pago o último ceitil" (Mt. 5, 25-26). Entretanto, se assistes, ou fazes celebrar a santa Missa por uma destas almas, satisfarás grande parte de sua dívida.
Ignora-se em que medida são remidas as penas do purgatório pelo santo Sacrifício.Em todo o caso, fica certo que uma Missa celebrada, ou ouvida durante tua vida, serve-te mais do que outra oferecida em tua intenção depois da morte, segundo a palavra de Santo Anselmo: "Uma única Missa assistida por uma pessoa durante a vida, lhe é mais vantajosa do que muitas oferecidas, em sua intenção, depois da morte". Eis porque:
1. Se estiveres em estado de graça, quando ouvires, ou mandares celebrar a santa Missa por ti, obterás um aumento de glória para o paraíso; vantagem que, mesmo cem missas, celebradas depois de teu falecimento, não poderiam merecer-te, visto que o tempo de merecer acabou.
2. Se estiveres em estado de pecado mortal, a santa Missa te atrairá, pela infinita misericórdia de Deus, a luz necessária para reconhecer os pecados e a dor de havê-los cometidos, dor que te põe em graça com ele, cousa impossível depois da morte. Se, em vida, já estás marcado com o selo da reprovação, a santa Missa pode ainda deter-te na beira do abismo infernal e conceder-te o inestimável benefício de morreres na graça de Deus.
3. Missas ouvidas, ou celebradas te esperam além do túmulo, onde, como outros tantos advogados eloqüentes, solicitarão, para ti, o perdão no tribunal da Justiça divina. Se não te preservam inteiramente do purgatório, abreviar-lhe-ão a duração e diminuir-lhe-ão a intensidade. Apesar de Deus aplicar-te todo o fruto de uma Missa após tua morte, seria ainda mister que fosse celebrada, e deverias esperá-la.
4. Supõe que morras à tarde e devas permanecer nas chamas do purgatório somente até a hora da Missa do dia imediato, oh, como seria longa esta única noite! Supõe mesmo o caso mais favorável em que tua pena duraria o tempo de uma Missa; caro leitor,esta meia hora te pareceria ainda uma eternidade. Se te obrigassem a ter a mão em fogo vivo durante o tempo em que se pode celebrar uma santa Missa, quanto não darias para escapar a uma prova tão cruel?
5. Entretanto, não atingiria senão a um membro de teu corpo, e não se pode comparar à pena muito mais intensa que tem sede na alma. Poderíamos ter menos compaixão de nossa alma que de nosso corpo? Em todo caso, é melhor que as Missas nos esperem na outra vida do que termos que esperá-las. Amontoemos, pois, tesouros no céu, pela piedosa assistência à santa Missa, porque a noite virá, e quem trabalhará então por nós?
A esmola que consagras para fazer celebrar a santa Missa, é um dom espontâneo, voluntário, muito agradável a Deus, ao passo que, depois de tua morte, não será mais dado por ti, mas por teus herdeiros. Não vemos, todos os dias, como demoram a satisfazer os piedosos desejos dos moribundos?
Acredita-nos, é mais conveniente assegurar o futuro, desde a vida presente, enquanto podes dispor de teus bens.
Enfim, não esqueçamos que o tempo presente é o tempo da misericórdia, e o tempo futuro, o da justiça.
São Boaventura diz: "Assim como uma palheta de ouro é mais preciosa do que um pedaço de chumbo, também uma pequena penitência, a que nos submetemos, voluntariamente, nesta vida, é mais agradável aos olhos de Deus do que uma grande penitência feita na outra.
Ah, se pudesses contemplar, com teus olhos mortais, os rios de graças que, do altar, se derramam sobre o purgatório, com que pressa procurarias, para as almas exiladas, este divino benefício! Não objetes tua pobreza. É verdade, a pobreza pode privar-te do prazer de mandar celebrar os divinos Mistérios; porém, não te explicamos que a simples audição da santa Missa é, por si, muito meritória? Pede a teus amigos que ouçam também uma ou mais Missas, na intenção das almas do purgatório.
Era o conselho de um homem de Deus a uma pobre viúva que lamentava não poder mandar celebrar Missas por seu defunto marido: "Assisti, freqüentemente, ao santo Sacrifício por ele; deste modo será mais prontamente libertado do que por uma ou duas Missas celebradas em sua intenção".
Este excelente conselho o damos, de bom grado, aos pobres; não que seja menos vantajoso fazer celebrar a Missa, quando se pode, porém, é uma consolação para a alma do purgatório ver-te oferecer, por ela, nosso Senhor a seu Pai. Então o precioso Sangue inunda-a como orvalho celeste. Jamais um doente devorado pela febre foi tão aliviado por um copo d'água fresca, como nossos caros defuntos, quando na santa Missa, derramamos, misticamente, sobre eles algumas gotas deste Sangue divino.
A Santa Missa é o grande auxílio para as Santas Almas do Purgatório
A Santa Missa é o grande auxílio para as Santas Almas do Purgatório

Para concluir esta instrução, refleti que não foi premeditado desígnio que disse anteriormente que uma única Santa Missa, tomada em si e em relação ao seu valor intrínseco, basta para esvaziar inteiramente o Purgatório e abrir a todas as almas, que lá se acham, as portas do Paraíso.
Com efeito, este Divino Sacrifício vai em auxílio das lamas dos falecidos, não só satisfazendo por suas dívidas como propiciatório, mas ainda obtendo-lhes a libertação, como impetratório. Isto decorrente claramente da conduta da Igreja, que não somente oferece a Santa Missa pelas almas sofredoras, como também insere orações para libertá-las.
Ora, a fim de excitar vossa compaixão por essas santas almas, sabei que o fogo em que estão mergulhados é tão devorador quanto o do próprio Inferno. Tal é a opinião de São Gregório. Instrumento da Justiça Divina, ele age sobre as almas com tão grande ardor, que lhes causa dores intoleráveis e superiores a todos os suplícios que jamais se pode ver, experimentar ou sequer imaginar aqui na Terra.
Muito mais, porém, sofrem elas pela pena de dano, e é, a privação da bem-aventurada visão de DEUS. Elas experimentam, diz São Tomás, uma insuportável angústia, causada pelo desejo que têm de ver o Soberano Bem, desejo que não pode ser satisfeito.
Pois bem, consulta-vos intimamente e respondei à pergunta: Se vísseis vosso pai e vossa mãe a ponto de afogar-se num lago e que para salvá-los vos bastasse estender a mão, não seríeis levados, pela caridade e pela Justiça, a socorrê-los!?
E então! vedes com os olhos da Fé tantas pobres almas de vossos parentes próximos, queimando vivas num lago de fogo, e não quereis impor-vos um pequeno incômodo para assistir devotamente à uma Santa Missa em seu sufrágio. De que é feito o vosso coração? Pois quem pode duvidar que a Santa Missa leve um grande auxílio a essas pobres almas? Quanto a isto, ouvi São Jerônimo. Ele vos dirá claramente que, ao celebrar-se a Santa Missa por uma alma do Purgatório, o fogo tão devorante que ordinariamente aconsome, suspende sua ação e ela não sofre pena alguma enquanto dura o Sacrifício.
Animae quae sunt in Purgatorio pro quibus solet sacerdos in Missa orare, ínterim nullum tormentum sentiunt dum Missa celebratur.
Além disso, afirma que, a cada Santa Missa, muitas almas ficam livres do Purgatório e voam para o Paraíso? Missa celebrata, plures animae exeunt de Purgatório. Acresce que esta caridade, exercida em favor das pobres almas, redundará inteiramente em vosso proveito.
Infinidade de exemplos poderia eu apresentar-vos em apoio desta afirmação. Contentar-me-ei com um fato perfeitamente autêntico, acontecido com São Pedro Damião. Criança ainda, ele perdeu o pai e foi recolhido na casa de um dos irmãos, que o tratava com muita desumanidade a ponto de deixá-lo andar descalço, em andrajos e lhe faltando tudo.
Sucedeu que um dia o menino achou, na rua, uma moeda qualquer. Imaginai a sua alegria e como lhe pareceu ter achado um tesouro. Mas em que empregá-lo! A pobreza sugeria-lhe mil projetos. Por fim, depois de refletir longamente, decidiu dar o dinheiro a um sacerdote para que celebrasse uma Santa Missa pelas santas almas do Purgatório. Podeis acreditar: desde então a fortuna mudou para ele. Recolheu-o outro dos irmãos, mais compassivo, que o amou como um filho deu-lhe roupas convenientes, enviou-o à escola, contribuindo assim para que ele se tornasse esse grande homem e grande Santo, ornamento púrpuro e forte sustentáculo da Igreja. Vede como uma única Santa Missa, encomendada com ligeiro sacrifício, se tornou para ele a origem de tão grande bem.
Ó bem-aventurada Santa Missa! Que ajuda ao mesmo tempo os mortos e os vivos, que alcança graças para o tempo presente e para a eternidade. Essas santas almas são tão gratas a seus benfeitores, que chegando ao Céu, elas se constituem seus advogados e jamais os abandonam até que os vejam de posse da glória.
Foi o que verificou uma mulher de má vida em Roma. Inteiramente esquecida de sua salvação, não pensava senão em satisfazer suas paixões, e servia de agente de satanás para corromper a mocidade.
Já não fazia nenhuma boa ação, a não se encomendar quase todos os dias uma Santa Missa pelas almas do Purgatório.
Oh! Essas almas, como se pode crer piedosamente, oraram tão bem por sua benfeitora, que um belo dia, tomada de profunda contrição de suas faltas, ela abandonou sua casa infame, foi prostrar-se aos pés de um zeloso confessor, fez sua confissão geral e pouco tempo depois morreu em consoladoras disposições que todos ficaram persuadidos de sua salvação eterna. Esta graça tão admirável foi atribuída à eficácia das Santas Missas que ela encomendava pelas lamas do Purgatório.
Despertemos também nós, e não deixemos que os publicanos e as mulheres da má vida nos precedam no Reino de DEUS (Mt 21,31)
Se fôsseis dessa raça de ingratos que não só faltam à caridade, que se esquecem de rezar por seus falecidos, e não participam nunca de uma Santa Missa por esses pobres afligidos, mas ainda, violando toda justiça, recusam aplicar os legados piedosos de Missas, indicados no testamento de seus parentes.
Oh! Então eu me inflamaria a vos diria em face: “Retira-vos, sois piores que um demônio, pois, realmente, os demônios só torturam as almas dos réprobos, mas vós, vós atormentais as almas dos eleitos; os demônios exercem sua raiva sobre os condenados, mas vós sois cruéis com os predestinados, os amigos de DEUS. Não, não há para vós, nem confissão que valha, nem padre que vos possa absolver se não fizerdes penitência de tão grande pecado e não solverdes inteiramente as dívidas que tendes com os mortos.”
- Mas, direis, não tenho meios de encomendar essas missas, não é possível.
- Não tendes meios? Não é possível? E para manter essa casa confortável, para andar suntuosamente vestido, para gastar loucamente em festins, em recepções de prazer, e, às vezes, em, divertimentos criminosos, tendes meios.Depois quando se trata de pagar vossas dívidas, aos pobres defuntos; não possuís nada! Não é possível?! Ah! compreendo: não há ninguém na Terra para cobrar essas contas. Mas tereis que prestá-las a DEUS. Continuai, portanto, a comer os bens dos mortos, os legados piedosos, os sacrifícios, mas sabei que é para vós que está escrito nos Profetas uma ameaça de desgraças, de calamidades, de tribulações, de ruína irreparável para vossos bens, vossa honra e vossa vida. Eis a palavra de DEUS que não poderá ficar sem efeito: Comederunt sacrificia mortuorum et multiplicata est in eis ruína – “Comeram os sacrifícios dos mortos e multiplicou-se neles a ruína” (Sl 102, 28-29).
Sim, ruínas, infortúnios, perdas irreparáveis às casas que não se desobrigaram de seus deveres para com os mortos.
Vede quantas famílias extintas, quantas casas arruinadas, lojas fechadas, comércio em apuros, falências, quantos males, quantos lamentos! Mas qual é a causa? Um exame atento revelaria que uma das causas principais é a crueldade para com os pobres mortos, recusando-lhes os sufrágios devidos, negligenciando o cumprimento dos legados piedosos. Comederunt sacrificia mortuorum et multiplicata est in eis ruín.
Entretanto, não consiste ainda nisto todo o castigo de DEUS àqueles sem amor a seus falecidos: outro maior lhes está reservado na outra vida. São Tiago assegura que eles serão julgados por DEUS com todo o rigor da justiça, sem misericórdia, pois que eles mesmos foram impiedosos com os pobres mortos. Judicium sine misericordia illi qui non fecit misericordiam. (Tg 2, 13). Permitirá DEUS que seus herdeiros lhes paguem na mesma moeda, e é, que suas últimas disposições não sejam cumpridas, as Missas deixadas em testamento não sejam realizadas: e, se forem celebradas, DEUS não as aplicará a eles, mas a outras almas que nesta vida tiveram compaixão dos mortos.
Isto nos ensinam, outrossim, nossas crônicas, a respeito de um irmão que, após a morte, apareceu a um de seus companheiros, revelando-lhe que no Purgatório sofria dores extremas, especialmente por ter sido muito negligente em rezar por seus irmãos falecidos. Até aquele momento ele não recebera nenhum alívio dos sufrágios e Missas oferecidos em seu favor. Como punição por sua negligência, DEUS os aplicava a outras almas que em vida tinham sido devotas das almas sofredoras.
Ante de terminar esta instrução, permiti-me caro leitor, suplicar-vos de joelhos e mãos postas de não fechar este livro sem tomar a firme resolução de fazer, no futuro, todo o esforço para assistir ou encomendar todas as Santas Missas que vossas ocupações e vossa condição vos permitirem, não só pelas almas dos falecidos, mas também pela vossa, e isto por dois motivos. Em primeiro lugar, para alcançardes uma boa e santa morte, pois é opinião constante dos teólogos que não há meio mais eficaz para se chegar a um bom fim, do que a Santa Missa. Ainda mais, Nosso Senhor JESUS CRISTO revelou a Santa Mectilde que aquele que, durante a vida, tiver tido o hábito de assistir devotamente à Santa Missa, será consolado na morte pela presença dos Anjos e dos Santos protetores, que o defenderão poderosamente contra todos os ataques dos demônios. Ah!
De que bela morte será coroada a vossa vida, se a tiverdes empregado em assistir a todas as Santas Missas que puderdes.
Em segundo lugar, par sair prontamente do Purgatório e voar à glória eterna. Já provamos suficientemente a eficácia da Santa Missa para apressar a remissão das penas do Purgatório. Contentai-vos aqui com o exemplo e autoridade do grande servo de DEUS, João d´Ávila, oráculo da Espanha. Encontra-se em artigo de morte e alguém lhe perguntou o que mais queria depois da morte, e ele respondeu: Missas, Missas, Missas! Mas se me permite, eu quisera dar-vos, sobre este ponto, um conselho de grande importância: cuidai de mandar celebrar durante vossa vida todas as Santas Missas que desejaríeis que fossem celebradas depois de vossa morte, e não encarregueis disto os que ficarem no mundo depois de vós.
Tanto mais que Santo Anselmo vos ensina que uma única Santa Missa assistida ou celebrada por vossa intenção durante vossa vida, vos será talvez mais útil que mil depois de morrerdes.
Audire devote unicam Missam in vita vel dare eleemosynam pro ea, pordest magis quam relinquere ad celebrandum mille post obitum.
Bem compreendera esta verdade aquele rico mercador de Gênova que ao morrer, não deixou nenhuma disposição para assegura-se sufrágios.
Todos se admiravam de que um homem tão rico, tão piedoso e generoso para com todo mundo, tivesse sido tão cruel consigo. Mas, terminados os funerais, encontraram-se lançadas, em um de sus livros de contas, as grandes caridades que fizera por sua alma durante a vida. “Missas celebradas por minha alma, dois mil escudos; para o casamento das jovens, dez mil; para tal santuário, duzentos, etc.”
E no fim lá estava escrito: “Porque quem deseja o próprio bem, faça-o a si durante a vida, e não conte com os outros para que lho façam depois de morto.”
É provérbio bastante conhecido que uma vela à frente clareia mais que uma tocha atrás.
Aproveitai tão belo exemplo e pesai bem a utilidade e as vantagens da Santa Missa. Deplorai a cegueira em que tendes vivido até agora, desestimando o valor de tão grande tesouro, que por longo tempo tem sido para vós um tesouro oculto.
Agora, portanto, que lhe conheceis o preço, bani de vosso espírito e mais ainda de vossos lábios estas expressões escandalosas: “Uma missa a mais, uma missa a menos, pouco importa. Já basta assistir à Santa Missa nos dias de preceito! A Missa daquele padre é uma Missa de semana santa: quando ele sobe ao altar, eu fujo da Igreja.” E tomai novamente a resolução de assistir, de hoje em diante, a todas as Santas Missas que puderes, e assistir com a devida devoção: e, para que assim seja, servi-vos, com a graça de DEUS do método piedoso e fácil que segue.
As Excelências da Santa Missa – São Leonardo de Porto Maurício - Pags 34-41
AS ALMAS DO PURGATÓRIO, NÃO AS ESQUEÇAIS!

Purgatório
Os Sofrimentos das almas no purgatório
O que os Santos Doutores ensinam acerca dos sofrimentos do purgatório nos penetram de tema com paixão pelas almas.
S. Boaventura ensina que nossos maiores sofrimentos ficam muito aquém dos que ali se padecem. São Tomás diz que o menor dos seus sofrimentos ultrapassam os maiores tormentos que possamos suportar. Confirmam Santo Ambrósio e São João Crisóstomo que todos os tormentos que o furor dos perseguidores e dos demônios inventaram contra os mártires, jamais atingirão a intensidade dos que padecem em tal lugar de expiação.LER...
sexta-feira, 15 de maio de 2015
PROPRIEDADES DA MISSA São Vicente Ferrer

PROPRIEDADES DA MISSA São Vicente Ferrer
As graças que alcança a pessoa que ouve a Missa devotamente são estas:
Primeira: Quem celebra a Missa reza especialmente por quem a ouve.
Segunda: Ao ouvir a Missa, gozamos de maravilhosa companhia, porque na Missa está Jesus Cristo, tão precioso como no madeiro da cruz e, por concomitância, está também a divindade, a santíssima Trindade. Ademais, estamos na companhia dos santos anjos. E, segundo escreve um doutor, no lugar onde se celebra o santo sacrifício da Missa, estão muitos santos e santas, conforme aquilo da Escritura: «São virgens que seguem o Cordeiro para onde quer que ele vá» (Ap 14, 4).
Terceira graça que alcança a pessoa que a ouve devotamente: a Missa lhe ajuda nos trabalhos e negócios. Lê-se de um cavaleiro, que tinha o costume de ouvir a Missa tomado de grande devoção, que certa vez saiu do mar com seus companheiros e estava se preparando numa capela para ouvir a Missa. Os companheiros lhe anunciaram que o navio ia dar partida e que se apressasse. O cavaleiro respondeu que primeiro queria ouvir a Missa. Por isso o deixaram e partiram no navio. Depois de ter ouvido a Missa, o cavaleiro dormiu e, quando despertou, encontrou-se em sua própria terra. Depois de muitos dias chegaram os do navio, e se maravilharam ao vê-lo.
E de outros casos se lêem coisas maravilhosas. Ademais, a pessoa que ouve a Missa desgosta muito ao diabo; pois, interrogado certa vez sobre o que era que mais lhe desagradava, respondeu que três coisas: os sermões, ou seja, a palavra de Deus, a Missa e a penitência.
Quarta graça que alcança a pessoa que ouve a Missa devotamente: Que será iluminada nas coisas que deve discernir e determinar com sua inteligência. Diz-se de São Boaventura, da Ordem dos frades menores, que ajudava as Missas freqüentemente e comuita devoção. Um dia, ajudando a Missa, Santo Tomás de Aquino viu uma língua de fogo sobre a cabeça do dito frei Boaventura, o qual, daí para frente teve ciência infusa.
Quinta graça: A pessoa que ouve a Missa devota e benignamente, não morrerá nesse dia de desgraça ou sem confissão.
Sexta graça: que na sua morte estarão presentes tantos santos quantas Missas tenha ouvido devotamente. Diz São Jerônimo que às almas por que está obrigado a rezar o que ouve a Missa — seu pai, sua mãe, seus parentes e benfeitores — durante o espaço de tempo em que ouve a Missa, lhes serão atenuadas as penas do purgatório. Diz Santo Ambrósio que, depois que uma pessoa tiver ouvido a Missa, tudo o que comer naquele dia fará mais proveito a sua natureza do que se não houvesse ouvido a Missa. Se uma mulher grávida ouvir a missa, dará à luz sem grande trabalho, se o fizer naquele dia.
Santo Agostinho escreve no livro De civitate Dei que à pessoa que ouve a Missa devotamente Nosso Senhor lhe dará, nesse dia, as coisas necessárias. A segunda graça que terá é que suas palavras vãs serão perdoadas. Terceira, que aquele dia não perderá nenhum disputa. Quarta, que, enquanto ouve a Missa, não envelhece nem debilita seu corpo. Quinta, que se morre nesse dia a Missa lhe valerá tanto como se houvesse comungado. Sexta, que os passos que dá indo e vindo da Missa, são contados pelos santos anjos e remunerados por Deus nosso Senhor. Ademais, mais vale uma Missa que se ouve em vida devotamente, que se ouvisse outras mil depois da morte. Lê-se que ouvir Missa com devoção aproveita mais para remissão dos pecados e crescimento de graça que outras orações que o homem possa dizer ou fazer, pois toda a Missa é oração de Nosso Senhor e Redentor Jesus Cristo, infinitamente doce e piedoso, que é cabeça nossa e somos, todos os fiéis, seus membros. Diz São Gregório que enquanto se celebra a Missa são perdoados os pecados dos mortos e vivos. E São João Crisóstomo escreve que vale tanto a celebração da Missa como a morte de Jesus Cristo, pela qual nos redimiu de todos os nossos pecados.
Finalmente, a salvação da humanidade está cifrada na celebração do Santo Sacrifício da missa, porque todo o esforço do malvado anticristo será orientado para arrancar da Santa Madre Igreja este santo mistério, em que se manuseia o preciosíssimo Corpo de Jesus Cristo, em memória de sua santa paixão; por esse sinal, os fiéis cristãos de boa vida, ainda que sejam ignorantes e sem ciência, poderão ver as astúcias e malícias do malvado anticristo e de seus seguidores.
Extraído de “São Vicente Ferrer” Ed. B.A.C. Traduzido a partir de: Statverita
Fonte:o ultrapapista atanasiano
Mons Bux : O espírito da liturgia e as razões do Motu Proprio de Bento XVI
Mons Bux : O espírito da liturgia e as razões do Motu Proprio de Bento XVI

Por Mons. Nicola Bux
C) Las interpretaciones incorrectas del acto papal
Después de la publicación del Motu Proprio, se han dado no pocas interpretaciones incorrectas de parte de algunos exponentes eclesiásticos, religiosos y laicos: el presupuesto común es que, hasta el Concilio, la Iglesia estuvo frenada y sólo entonces se puso en camino; de este modo, la Tradición es puesta en oposición al progreso.
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Me pregunto, ¿tradere no significa transmitir algo de una generación a otra, un contenido de una época a otra? En nuestro caso, ¿no es todo el conjunto de gestos y de textos litúrgicos? Entonces, ¡se puede decir que la Tradición es, en cierto sentido, también progreso! Si la reforma litúrgica postconciliar hubiera tenido la intención de proponer a los sacerdote elegir, de dentro de la Tradición, qué conservar y qué desechar, hubiera realizado una herejía.

No parece así si vemos los numerosos licet y possit que recubren las rúbricas litúrgicas del misal de Pablo VI. El Motu Proprio de Benedicto XVI quiere permitir una opción más, o mejor, reafirmar que la antigua liturgia no ha sido nunca abolida, en cuanto que es plenamente católica. Se puede decir que el Misal de 1962, actualizado por el Papa Juan, no puede ser contrapuesto al Misal de Pablo VI publicado ocho años después, sino que deben ser considerados juntos como una riqueza: el primero pertenece a la regula fidei como expresión extraordinaria y no excepcional, junto a la expresión ordinaria y normal. Precisamente: “dos usos del único rito romano”. La autoridad del Concilio no debe ser menoscabada y la reforma litúrgica no debe ser puesta en duda, ni por quienes se sienten más cercanos a la forma antigua codificada en el Misal de 1962, ni por quienes prefieren el de 1970.
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Es evidente que lo ordinario no es igual a lo extraordinario pero sería extraño que nosotros viviéramos sólo del primero y no tuviéramos necesidad del segundo. Por eso, es equivocado considerar que esta nueva disposición ha sido promulgada para los “tradicionalistas” porque el intento del Motu Proprio es que todos en la Iglesia miren al rito antiguo, es más, que los sacerdotes puedan celebrarlo y los fieles participar en él. Un fiel oriental que va a la iglesia puede asistir al rito del Crisóstomo o de Basilio, según los tiempos litúrgicos. Análogamente, las diócesis católicas no deben limitarse a atender los pedidos sino que deben ofrecer la posibilidad.
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¿Por qué considerar ignorantes de la Escritura y de la Liturgia y alimentados, sobre todo, de devociones, a aquellos que desean volver al antiguo rito, casi como si los que participan en la nueva liturgia fueran más instruidos? Basta leer ensayos y artículos de liturgistas para descubrir, al respecto, continuas insatisfacciones y lamentos, en relación al vasto pueblo de Dios. Por otro lado, de la liturgia como bandera de identidad se han servido no sólo algunos tradicionalistas para afirmar el fundamentalismo católico sino muchos progresistas para reivindicar una autonomía de signo protestante y no-global (basta ver las banderas de la paz en las iglesias y delante de los altares). La instrumentalización política y cultural de la Misa o su reducción a folklore o espectáculo ha sido realizada por unos y otros. La no recepción del Concilio – pienso en la autoridad del Papa Pablo VI – ocurría en el post-concilio, sobre todo de parte de los progresistas. Ciertas nuevas comunidades monásticas, ¿no han privilegiado liturgias donde el tiempo para la palabra bíblica es superior al de la celebración eucarística y donde se acentúa la dimensión comunitaria de la Misa en perjuicio de la dimensión sacrificial? El Concilio nunca ha imaginado desequilibrios de este tipo. Y muchos se preguntan cómo el antiguo rito es buscado por jóvenes – como dice el Papa en el Motu Proprio – a pesar de no haberlo conocido nunca.
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¿Es reductible a un gusto personal? Dejando aparte los casos extremos de “misas beat” donde el sacerdote baila, “misas revolucionarias” como en Colombia donde el sacerdote con estola empuña la metralleta en una mano y el misal en otra, “misas carnaval” en oratorios salesianos donde los celebrantes se ponen la máscara de payaso, “misas pic-nic”, etc., ¿no sucede que se asiste a Misas donde el sacerdote sustituye las lecturas con otras no bíblicas, cambia artículos del Credo, modifica la plegaria eucarística? ¿A qué se deben si no es al arbitrio? ¿Interpretan bien la reforma litúrgica? ¿O se han entregado al subjetivismo y al relativismo, más aún, a la caricatura y la profanación en la liturgia? Todo esto es atribuido al Concilio, interpretado como ruptura tanto por unos como por otros, pero en sentido igual y contrario. Simplificando: los lefebvristas consideran que la “Iglesia pre-conciliar” ha sido traicionada por el Concilio mientras que los seguidores de la escuela de Bolonia consideran que la “Iglesia post-conciliar” ha traicionado al Concilio. Un exponente de estos últimos ha definido al Motu Proprio “una burla al Vaticano II”, ignorando que el rito romano antiguo se celebraba durante el Concilio y todavía algunos años después. Es la hermenéutica de la discontinuidad o de la ruptura, según Benedicto XVI. Es extraño que aquellos que han hecho de Juan XXIII el símbolo del progresismo, se opongan al Misal romano por él actualizado y ahora en auge para la celebración del rito antiguo. Los dos Misales están para demostrar que, más allá de las formas, la identidad de la Iglesia continúa siendo la misma.

No se puede elegir la Iglesia o la Misa que más me agrada. Por el contrario, se debe permitir a todos sentirse en la única Iglesia Católica participando en el antiguo y en el nuevo rito. Éste es el criterio no subjetivo al que llama el Motu Proprio. Censurar a los tradicionalistas porque se consideran “salvadores de la iglesia romana” no sirve de parte de aquellos que se creen profetas de la iglesia que vendrá. No, el Motu Proprio quiere humildad de unos y de otros: la Iglesia no ha comenzado con el Concilio Vaticano II sino con los Apóstoles y ha atravesado los siglos para que nosotros la recibiéramos íntegramente, en comunión de fe y de amor con todas las generaciones de cristianos. La Iglesia es juntamente jerarquía y pueblo, imagen de la asamblea celestial como la representa la Liturgia oriental siguiendo la doctrina de Dionisio Areopagita: la Liturgia del cielo sobre la tierra.

Entonces, si fuese cierto que el rito antiguo privilegia una dimensión personal, devocional y estética, entonces se debería observar que el nuevo rito se excede en comunitarismo, en participacionismo sin devoción y en espectacularidad. Se sostiene, además, que la primera forma no permitía un culto espiritual, por lo que se ha debido cambiar hacia la que ha surgido de la reforma conciliar: pero así se contradice porque se cae en la contraposición entre pre y post Concilio que era negada y atribuida a los tradicionalistas. Se acusa, luego, a la Liturgia tridentina de ser “dionisíaca” (¿en el sentido de Dionisio-Baco o de Dionisio el Areopagita?): si fuera este último, ¿la Liturgia bizantina qué es, dada la influencia que precisamente en ella ha tenido el misterioso autor del siglo VI?
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Los estudios comparativos demuestran que la Liturgia romana era mucho más cercana a la oriental en la forma preconciliar que en la actual. Por lo tanto, habría que tener cuidado con crear epítetos o aplicar la eclesiología de comunión agustiniana a la liturgia reformada porque quedaría malparada, debido a los abusos en su realización. Si la antigua liturgia era un “fresco opacado”, la nueva ha corrido el riesgo de perderlo por la técnica agresiva usada en su restauración. El Motu Proprio, en cambio, restablece el statu quo anterior de modo que el nuevo rito pueda mirar con equilibrio y retomar la restauración con paciencia a partir de sí mismo.
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Fonte: La Buhardilla de Jerónimo
sexta-feira, 10 de abril de 2015
SENS ET RITES DES VÊTEMENTS LITURGIQUES
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![]() Sermon de monsieur le curé
Mes biens chers frères, je viens vous donner une instruction, pas vraiment un sermon. Aujourd’hui on ne parle plus de sermon ou de prêche, mais d’homélie. Le sermon était fait à partir des commandements de Dieu ou de l’église, à partir des articles du credo ou encore à partir de la morale. L’homélie consiste à partir de la Parole de Dieu. Et l’idéal serait que l’assemblée prenne la parole.
Vous aurez remarqué toutes les prières qui étaient faites, à la sacristie, pendant que le prêtre s’habillait. Il était très important que le prêtre soit purifié pour présider le Saint Sacrifice. Aujourd’hui on ne parle plus de sacrifice mais de célébration, d’eucharistie, d’ action de grâce. On ne dit plus la messe, mais célébration. Le mot messe du latin missa. Le prêtre terminait la messe en disant : ite missa est , ce qui voulait dire : allez la messe est finie, mais aussi allez la mission commence.
Vous avez déjà remarqué que le prêtre reste dans le chœur et qu’il est très peu en contact avec l’assemblée. Il fait penser au grand-prêtre juif qui était le seul à rentrer dans le Saint des Saints, caché par un grand voile. Je ne sais s’il est vrai qu’il était attaché par une corde pour qu’on puisse retirer son corps en cas de décès derrière le grand voile du temple.
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Le prêtre se met en contact avec Dieu, il s’adresse à Dieu, il intercède pour le peuple et au nom du peuple et laisse le peuple l’assister et faire ses dévotions. Certaines personnes, avec leur missel, se cachaient derrière les piliers pour ne pas être distraites, d’autres pouvaient faire leur chemin de croix pendant la messe. S’il y avait des vicaires ils disaient leur messe aux autels latéraux en présence d’un enfant de chœur pendant que tout le peuple participait à la messe du curé.
Le Dieu que le prêtre priait était le Dieu très Haut, très Saint, loin du peuple. Il faisait face à l’autel, à la direction est. Vous avez remarqué que le chœur de notre église est orienté vers l’est, vers l’orient, vers Jérusalem. Notre église a un clocher qui pointe vers Dieu. Les églises modernes n’en n’ont pas et sont de formes plus circulaires pour créer une assemblée. Le prêtre d’aujourd’hui prie devant l’assemblée, prie avec l’assemblée. Cette façon de faire est pour dire que Dieu est avec nous, parmi nous, Emmanuel. Dieu s’est fait proche de l’homme, il s’est même fait Homme.
Nombreuses sont les génuflexions et les signes de la croix. A partir de la consécration, il gardait joints le pouce et l’index jusqu’au lavement des doigts dans le calice, après la communion. L’encens est largement employé. Priant à voix basse à partir de la préface, il élevait l’hostie et le calice après leur consécration pour montrer qu’ils ont été consacrés, et l’enfant de chœur sonnait les clochettes pour attirer l’attention et l’adoration des fidèles. Aujourd’hui ce n’est plus nécessaire puisque la prière eucharistique est dite à voix haute et le prêtre consacre à la vue des gens.
Comme vous voyez, ce sont deux théologies qui se complètent parce que différentes. Sachez qu’à cette époque tout le monde ne communiait pas et que pour communier il fallait être à jeun depuis minuit.
Bien chers frères, cette messe a été dite en latin et en rite Tridentin. Notre intention n’était pas de dénigrer une célébration au profit de l’autre. Notre intention était de vous montrer que nos ancêtres avaient une autre théologie que la nôtre qui se manifestait dans des rites différents. Que la grâce de Dieu soit toujours avec vous. Amen.
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quinta-feira, 9 de abril de 2015
SAN VICENTE FERRER, LAS PROPIEDADES DE LA MISA . DE LA VIDA DE CRISTO REPRESENTADA EN LA MISA SOLEMNE
SAN VICENTE FERRER, LAS PROPIEDADES DE LA MISA . DE LA VIDA DE CRISTO REPRESENTADA EN LA MISA SOLEMNE
Sexta gracia: Que en su muerte estarán presentes tantos santos cuántas misas haya oído devotamente. Dice San Jerónimo que a las almas por las que está obligado a orar el que oye la misa -su padre, su madre, sus parientes y bienhechores-, durante el espacio de tiempo en que oye la misa, les serán atenuadas las penas del purgatorio. Dice San Ambrosio que después que la persona haya oído la misa, todo lo que coma en aquel día hará más provecho a su naturaleza que si no hubiese oído la misa. Si la mujer en estado oye la misa, dará a luz sin gran trabajo, si lo hiciere en aquel día.Opúsculo:
LAS PROPIEDADES DE LA MISALas gracias qué alcanza la persona que oye misa devotamente son estas:Primera: Quien celebra la misa ora especialmente por quien la oye.Segunda: Oyendo la misa se goza de maravillosa compañía, porque en la misa está Jesucristo, tan grande como en el árbol de la cruz, y por concomitancia está también la divinidad, la Trinidad santa. Además, está en compañía de los ángeles santos. Y, según escribe un doctor, en el lugar en donde se celebra el santo sacrificio de la misa hay muchos santos) y santas, especialmente por aquello: Son vírgenes que siguen al Cordero doquiera que va (Apoc., 14, 4.).Tercera gracia que alcanza la persona que oye devotamente la misa: Que le ayuda en los trabajos y negocios. Se lee de un caballero, que tenía costumbre de oír misa sumido en gran devoción, que cierta vez salió del mar con sus compañeros y estaba preparándose en una capilla para oír misa. Los compañeros le anunciaron que la nave iba a darse a la vela y que se diese prisa. El caballero contestó que primero quería oír misa. Por lo cual le dejaron en tierra v partió la nave) Después de haber oído la misa, el caballero se durmió, y cuando despertó se halló en su propia tierra. Después de muchos días llegaron los de la nave, y se maravillaron al verlo.Y de otros casos se leen cosáis maravillosas. Además, la persona que oye misa disgusta mucho al diablo; pues interrogado cierta vez qué era lo que más le desagradaba contestó que tres cosas: los sermones, es decir, la palabra de Dios, la misa y la penitencia.Cuarta gracia que alcanza la persona que oye misa devotamente: Que será iluminada en las cosas que ha de discernir y determinar por su inteligencia. Se dice de San Buenaventura, de la Orden de frailes menores, que ayudaba las misas frecuentemente y con harta devoción. Y un día, sirviendo la misa, Santo Tomás de Aquino vio una lengua de fuego sobre la cabeza del dicho fray Buenaventura, el cual, de entonces en adelante tuvo ciencia infusa.Quinta gracia: Que la persona que oye misa devota y benignamente, no morirá ese día de desgracia ni sin confesión.
San Agustín escribe en el libro De civitate Dei que a la persona que oye misa devotamente nuestro Señor le dará en ese día las cosas necesarias. La segunda gracia que tendrá es que sus palabras vanas le serán perdonadas. Tercera, que aquel día no perderá ningún pleito. Cuarta, que mientras oye la misa no envejece ni se debilita su cuerpo. Quinta, que si muere en ese día la misa le valdrá tanto como si hubiese comulgado. Sexta, que los pasos que da yendo y viniendo a la misa, son contados por los santos ángeles y remunerados por Dios nuestro Señor. Además, más vale una misa que se oye en vida devotamente, que si después de la muerte oyera otro mil. Se lee que oír misa con devoción aprovecha para remisión de los pecados y crecimiento de gracia más que otras oraciones que el hombre pueda decir o hacer, pues toda la misa es oración de nuestro Señor y Redentor Jesucristo, infinitamente dulce y piadoso, que es cabeza nuestra y todos los fieles sus miembros. Dice San Gregorio que mientras se celebra la misa se perdonan los pecados de los muertos y de los vivos. Y San Crisóstomo escribe que vale tanto la celebración de la misa como la muerte de Jesucristo, por la que nos redimió de todos nuestros, pecados. Finalmente, la salvación de la humanidad está cifrada en la celebración del santo sacrificio de la misa, porque todo el esfuerzo del malvado anticristo se orientará a quitar de la santa Madre Iglesia este santo misterio, en el que se maneja el precioso cuerpo de Jesucristo, en memoria de su santa pasión, por medio de la cual los fieles cristianos de buena vida, aunque sean ignorantes y sin ciencia, podrán ver las astucias y malicias del mal vado anticristo y de sus seguidores.San VICENTE FERRER
Extracto de "San Vicente Ferrer" Ed. B.A.C.
DE LA VIDA DE CRISTO REPRESENTADA EN LA MISA
Y esto os digo que se representa en la Misa solemne y no en la otra. Pues
cuando el presbítero entra a la sacristía, allí los tres lo revisten, a saber: el diácono, el
subdiácono y el mismo presbítero que se reviste, ayudándole los otros, pero él solo
queda vestido. Así, nuestro Salvador Jesús Cristo, gran y sumo sacerdote, fue revestido
en aquella gloriosa sacristía [en el manuscrito al margen: reliquias, joyas, y otros
ornamentos se conservan así mismo en aquella gloriosa sacristía], es decir, la
Bienaventurada Virgen llena de virtudes, de gracia y de perfecciones, lo conserva todo
como un tesoro para nuestra salud, a saber: al Salvador del mundo Jesús, Dios y hombre
y los ornamentos, con los cuales debe decir la Misa de pontifical como sumo sacerdote
Jesús Cristo en el día del Viernes Santo en el altar de la cruz. Estos ornamentos son la
humanidad.
Y si queréis contemplar más alto: así como el presbítero es revestido en la
sacristía y nadie del pueblo le ha visto vestirse, así mismo cuando Jesús Cristo, Sumo
Sacerdote, se reviste de humanidad en la sacristía, que es la Bienaventurada Virgen,
para decir la Misa en el altar de la cruz, nadie del pueblo judío lo supo, ni lo vio cuando
fue encarnado, porque esto sucedió muy en secreto.LEER...
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