domingo, 14 de julho de 2013

S. Alfonso Maria de Liguori, Del sacrificio di Gesù Cristo

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DEL SACRIFICIO DI GESÙ CRISTO

8. Il sacrificio del nostro Salvatore, come di sopra si è detto, è stato il sacrificio perfetto, di cui i sacrifici dell'antico testamento non sono stati che segni e figure imperfette, chiamate dall'Apostolo infirma et egena elementa (Gal. IV, 9). Il sacrificio operato da Gesù Cristo egli è stato compiuto per tutte le cinque, o sieno condizioni mentovate poc'anzi di sopra. La prima parte della santificazione, o sia della consagrazione della vittima, questa si fece nell'Incarnazione del Verbo dal medesimo Padre, come parla S. Giovanni: Quem Pater sanctificavit (Io. X, 36). E perciò l'angelo nell'annunziare alla B. Vergine l'elezione di lei fatta per Madre del Figlio di Dio, disse: Quod nascetur ex te sanctum, vocabitur Filius Dei (Luc. I, 35). Sicché questa vittima divina che doveva esser sagrificata per la salute del mondo, allorché nacque da Maria, già era stata da Dio santificata; poiché sin dal primo momento in cui l'Eterno Verbo assunse corpo umano, fu quello consacrato a Dio per esser la vittima del gran sacrificio, che poi dovea consumarsi nella croce per la salute degli uomini. Quindi lo stesso nostro Redentore disse allora: Corpus autem aptasti mihi... ut faciam, Deus, voluntatem tuam (Hebr. X, 5 et 7).

9. La seconda parte dell'oblazione ella si fece nello stesso punto dell'Incarnazione, in cui Gesù Cristo volontariamente si offerì a soddisfare per le colpe degli uomini. Vide egli allora che la divina giustizia non potea restar soddisfatta da tutti gli antichi sacrifici e da tutte le opere degli uomini; ond'egli si offerì a pagare per tutti i peccati del genere umano, ed allora disse: Quia hostias et oblationes et holocautomata pro peccato noluisti... tunc dixi: Ecce venio, ut faciam, Deus, voluntatem tuam (Hebr. X, 8 et 9). Soggiunge l'Apostolo: In qua voluntate



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sanctificati sumus per oblationem corporis Iesu Christi semel (Ibid. n. 10). Si notino queste parole: In qua sanctificati sumus per oblationem, etc. Il peccato avea renduti gli uomini tutti indegni di essere offerti a Dio ed indegni di essere accettati da Dio; e perciò fu necessario che Gesù Cristo, offerendo se stesso per noi, ci santificasse colla sua grazia e ci rendesse degni di esser ricevuti da Dio.

10. Questa oblazione non però che allora fe' Gesù Cristo, non terminò in quel tempo, ma da allora cominciò, e dura e durerà in eterno; imperocché, sebbene ella a tempo dell'Anticristo cesserà nella terra, cessando il sacrificio della Messa per 1290 giorni -che importano tre anni, e sei mesi e mezzo -come tutto sta espresso in Daniele: Et a tempore cum ablatum fuerit iuge sacrificium, et posita fuerit abominatio in desolatione, dies mille ducenti nonaginta (Dan. XII, 11); nondimeno il sacrificio di Gesù Cristo non mai cesserà, poiché Gesù Cristo non cesserà mai di offerirsi al Padre con una oblazione eterna, essendo egli stesso il sacerdote e la vittima, ma vittima eterna e sacerdote eterno, non già secondo l'ordine di Aronne, il cui sacerdozio e sacrificio furono temporali ed imperfetti, non bastanti a placar lo sdegno divino contra l'uomo ribelle; ma secondo l'ordine di Melchisedech, siccome predisse Davide: Tu es sacerdos in aeternum secundum ordinem Melchisedech (Ps. CIX, v. 4). Sicché il sacerdozio di Gesù Cristo sarà eterno, mentr'egli sempre continuerà nel cielo dopo la fine del mondo ad offerire quella stessa vittima che un giorno gli sacrificò sulla croce per la di lui gloria e per la salute degli uomini.

11. La terza parte del sacrificio, ch'è l'immolazione o sia l'uccisione della vittima, questo già si adempì colla morte del nostro Salvatore sulla croce. -Restano ora a verificarsi nel sacrificio di Gesù Cristo le due altre parti richieste a compire un sacrificio perfetto, cioè la consumazione della vittima e la partecipazione di quella. Parlando intanto della quarta parte del sacrificio, ch'è la consumazione della vittima, si dimanda quale sia stata questa consumazione, mentre il corpo di Gesù Cristo nella morte restò bensì separato dall'anima sua santissima, ma non restò consumato e distrutto.

12. L'autore anonimo di sopra in principio mentovato dice che questa consumazione della vittima si adempì per mezzo della risurrezione del Signore, poiché allora il suo sacrosanto



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corpo restò spogliato di tutto il terreno e mortale, e fu vestito della divina gloria.3 E dice che questa fu quella chiarezza che Gesù domandò al Padre prima di andare alla morte: Et nunc clarifica me tu, Pater, apud temetipsum claritate, quam habui priusquam mundus esset apud te (Io. XVII, 5). Questa chiarezza Gesù non la chiedea per la sua divinità, perché già la possedea sino ab eterno come Verbo eguale al Padre, ma la chiedea per la sua umanità; e questa ottenne nella sua risurrezione, per cui rientrò in certo modo nella sua gloria divina.4

13. Così ancora lo stesso autore parlando della quinta parte della partecipazione, o sia comunione della vittima, dice che questa comunione si adempisce parimente in cielo per ragione che i beati partecipano tutti della vittima che Gesù Cristo in cielo continuamente offerisce a Dio, offerendo se stesso.5

14. Queste due riflessioni dell'autore per ispiegare le restanti due parti del sacrificio di Gesù Cristo, elle son dotte ed ingegnose; ma io per me stimo che queste due parti della consumazione e della comunione ben si adempiscono chiaramente nel sacrificio eucaristico dell'altare, il quale, come ha dichiarato il Concilio di Trento, è lo stesso di quello della croce: mentre il sacrificio della Messa istituito dal Salvatore avanti la sua morte è una continuazione del sacrificio della croce, affinché il prezzo del suo sangue dato per la salute degli uomini sia a noi applicato col sacrificio dell'altare, in cui la vittima che si offerisce



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è la stessa di quella della croce, benché si offerisca senza sangue, a differenza della vittima che nella croce fu offerta col sangue. Ecco come parla il Concilio di Trento (Sess. XXII, cap. I): Is igitur Deus et Dominus noster, etsi semel seipsum in ara crucis, morte intercedente, Deo Patri oblaturus erat, ut aeternam illic Redemptionem operaretur; quia tamen per mortem sacerdotium eius extinguendum non erat, in caena novissima, qua nocte tradebatur, ut dilectae sponsae suae Ecclesiae relinqueret sacrificium, quo cruentum illud semel in cruce peragendum repraesentaretur, eiusque memoria in finem usque saeculi permaneret, atque illius salutaris virtus in remissionem eorum quae a nobis quotidie committuntur peccatorum applicaretur; sacerdotem secundum ordinem Melchisedech se in aeternum constitutum declarans, corpus et sanguinem suum sub speciebus panis et vini Deo Patri obtulit. Ac sub earumdem rerum symbolis apostolis, quos tunc novi Testamenti sacerdotes constituebat, ut sumerent, tradidit; et eiusdem eorumque in sacerdotio successoribus, ut offerrent praecepit per haec verba: Hoc facite in meam commemorationem: uti semper Catholica Ecclesia intellexit et docuit etc. Nel capo II poi dichiarò il Concilio che coll'oblazione di questo sacrificio il Signore placato concede le grazie e perdona i peccati; e ne assegna la ragione dicendo: Una enim eademque est hostia, idem nunc offerens sacerdotis ministerio, qui seipsum tunc in cruce obtulit, sola offerendi ratione diversa.

15. Sicché nel sacrificio della croce pagò Gesù Cristo il prezzo della nostra Redenzione; ma in quello poi dell'altare volle che si applicasse il frutto del prezzo dato, essendo egli lo stesso principale offerente dell'uno e dell'altro, che offerisce la stessa vittima, cioè lo stesso suo corpo e sangue, solamente con modo diverso, nella croce col sangue, nell'altare senza sangue. Quindi insegna il Catechismo Romano (Part. II, de Euchar., n. 78) che il sacrificio della Messa non solo giova a lodare Iddio, e ringraziarlo dei doni che ci dispensa, ma ch'è vero sacrificio propiziatorio, per cui il Signore perdona le colpe, e concede le grazie.6 E perciò la S. Chiesa (Dominica IX



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post Pentec.) prega così: Quoties huius hostiae commemoratio celebratur, toties opus nostrae Redemptionis exercetur;7 poiché appunto il frutto della morte di Gesù Cristo si applica a noi col sacrificio dell'altare.

16. Ed ecco che nel sacrificio della Messa, oltre delle tre altre parti che vi sono, della santificazione, dell'oblazione e dell'immolazione -che si fa misticamente nel consagrarsi divisamente il corpo dal sangue -oltre, dico, di queste tre parti, che furono le parti essenziali del sacrificio della croce, vi sono ancora le due altre parti, la consumazione, che si fa col calor naturale dello stomaco di coloro che si cibano dell'ostia consagrata, e la comunione o sia partecipazione della vittima, che si fa col distribuirsi il pane consagrato agli assistenti alla Messa; e così nel sacrificio dell'altare ben si vedono adempite tutte le cinque parti degli antichi sacrifici, che tutti eran segni e figure del gran sacrificio del nostro Salvatore.

Passiamo ora a spiegar le preghiere ordinate a recitarsi nel messale.

sábado, 13 de julho de 2013

S. Alfonso Maria de Liguori, Del sacrificio di Gesù Cristo

Testo



Testo








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1. Quest'aggiunta del Sacrificio di Gesù Cristo confesso averla tratta ed epilogata da un'opera di un dotto autor francese.1 L'opera è alquanto piena e distesa; e perché può ella giovare non solo a' sacerdoti che celebrano la Messa, ma anche ad ognuno che vi assiste, perciò ho procurato di darne al pubblico





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il seguente ristretto. Si è detto del Sacrificio di Gesù Cristo, perché quantunque da noi si distingue con diversi nomi, il sacrificio della croce dal sacrificio dell'altare, non di meno in sostanza è lo stesso, poiché la stessa è la vittima, e lo stesso è il sacerdote, che un giorno sagrificò se stesso nella croce, e solamente la ragion di offerire è diversa; sicché il sacrificio dell'altare è una continuazione o sia innovazione di quello della croce, solo nel modo di offerire diverso.2


2. Di questo sacrificio del nostro Redentore furono già figure tutti i sacrifici dell'antica legge, quali erano di quattro sorte: pacifici, eucaristici, espiatori ed impetratori. I sacrifici pacifici furono istituiti a rendere a Dio l'onore dovuto di adorazione come supremo Signore del tutto, e di tal sorta già erano gli olocausti. -Gli eucaristici erano diretti a ringraziare il Signore di tutti i benefici a noi concessi. -Gli espiatori furono ordinati ad impetrare il perdono de' peccati. Questa sorta di sacrifici era poi specialmente figurata nella festa dell'espiazione, colla figura del capro emissario, che veniva scacciato dal campo alla foresta, come carico di tutti i peccati degli ebrei, per esser colà divorato dalle fiere; e questo sacrificio fu una figura più espressa del sacrificio della croce, dove Gesù Cristo fu caricato di tutti i peccati degli uomini, come predisse Isaia: Et posuit Dominus in eo iniquitates omnium nostrum (Is. LIII, 6). E fu scacciato vituperosamente fuori di Gerusalemme, onde scrisse l'Apostolo: Exeamus igitur ad





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eum extra castra, improperium eius portantes
(Hebr. XIII, 13). E poi fu abbandonato alle fiere, si intende a' Gentili, che lo crocifissero. -Finalmente i sacrifici impetratori erano ordinati affin di ottenere da Dio gli aiuti e le sue grazie.


3. Or tutti questi sacrifici non ebbero più luogo nella venuta del Redentore, poiché il solo sacrificio di Gesù Cristo, che fu perfetto, a differenza degli antichi ch'erano tutti imperfetti, bastò a soddisfare per tutti i peccati e ad impetrare agli uomini tutte le grazie. Quindi entrando egli nel mondo, disse: Hostiam et oblationes noluisti, corpus autem aptasti mihi. Holocautomata pro peccato non tibi placuerunt. Tunc dixi: Ecce venio: in capite libri scriptum est de me: ut faciam, Deus, voluntatem tuam (Hebr. X, 5 ad 8). E così noi con offerire a Dio il sacrificio di Gesù Cristo veniamo a compire tutti i nostri doveri, ed a riparare a tutti i nostri bisogni; e così insieme veniamo a conservare un santo commercio fra noi e Dio.


4. In oltre bisogna intendere che nell'antica legge a rispetto della vittima che dovea essere offerta a Dio, richiedevansi cinque condizioni, per le quali ella rendeasi degna di Dio; e queste erano la santificazione, l'oblazione, l'immolazione, la consumazione e la participazione.


Per I. La vittima dovea esser santificata, o sia consagrata a Dio, affinché non gli fosse offerta una cosa non santa, e perciò indegna della sua divina maestà. Pertanto l'animale destinato per vittima doveva essere esente da ogni macchia o difetto, sicché non fosse né cieco, né zoppo, né debole, né deforme, come tutto stava prescritto nel Deuteronomio (Cap. XV, n. 21). E con ciò fu dinotato in primo luogo che tale sarebbe stato l'agnello divino di Dio promesso, che doveva esser sacrificato per la salute del mondo, santo e libero da ogni difetto. In secondo luogo con tal precetto fummo noi ammaestrati che le nostre orazioni o altre opere sante, non sono degne di essere offerte a Dio, o che non sono almeno pienamente da lui gradite, se sono macchiate da qualche difetto. In oltre l'animale offerto al Signore non poteva essere applicato più a qualche uso profano; ed era quello talmente riguardato come cosa a Dio consacrata, che non potea toccarlo altri che il solo sacerdote della legge. Il che dinota quanto dispiace a Dio che le persone a lui consacrate sieno senza necessità precisa applicate





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a negozi del secolo, e perciò vivono poi distratti e negligenti negli affari di gloria di Dio.


5. Per II. La vittima doveva essere offerta a Dio; il che faceasi con alcune parole da Dio stesso prescritte.


Per III. Doveva la vittima esser immolala o sia uccisa; ma questa immolazione non si faceva in tutti i sacrifici colla morte; per esempio il sacrificio de' pani di proposizione si facea senza fuoco e senza ferro, ma solo col calore dello stomaco delle persone che ne mangiavano.


6. Per IV. Dovea la vittima esser consumata, il che faceasi col fuoco; e perciò questo sacrificio chiamavasi infiammazione. Precisamente il sacrificio dell'olocausto si facea sempre col fuoco, poiché con quella consumazione della vittima si dava ad intendere il potere assoluto che ha Dio sovra tutte le creature; e che siccome egli le ha tratte dal niente, così può di nuovo al niente ridurle. E questo in verità è l'intento principale del sacrificio, di riguardare Dio come un essere sovrano, talmente superiore ad ogni cosa, che tutte le cose davanti a lui sono un nulla; poiché ogni cosa è inutile a colui che in se stesso possiede il tutto. Il fumo poi che saliva diritto in alto da questo sacrificio dinotava che Dio lo accettava in odore di soavità, cioè con gradimento, come sta scritto del sacrificio di Noè; Noe... obtulit holocausta super altare, odoratusque est Dominus odorem suavitatis (Gen. VIII, [20], 21).


7. Per V. Tutto il popolo anticamente insieme col sacerdote dovea partecipar della vittima; e perciò, eccettuato quello dell'olocausto, negli altri sacrifici la vittima si divideva in tre parti, una al sacerdote, l'altra al popolo, la terza si dava al fuoco, come porzione spettante a Dio, per la quale figuravasi ch'egli in tal modo comunicava con tutti gli altri che partecipavano della vittima. Tutte queste cinque mentovate condizioni ben si adempivano nel sacrificio dell'agnello pasquale, a riguardo del quale il Signore ordinò a Mosè nell'Esodo (al cap. 12) che nel decimo giorno della luna di quel mese, in cui aveva egli liberati gli ebrei dalla schiavitù di Egitto, prendessero e separassero dalla greggia un agnello di un anno, che fosse senza difetto e senza macchia. E questa separazione significava per 1, che quella vittima restava consacrata a Dio. Per 2, a questa consagrazione succedeva l'oblazione che si facea nel tempio, dove gli si presentava l'agnello. Per 3, nel giorno 14





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poi della luna succedea l'immolazione con uccidersi l'agnello. Per 4, l'agnello si arrostiva, e poi si divideva tra i partecipanti, e questa era la partecipazione o sia comunione. Per 5, dopo che l'agnello era stato mangiato da' partecipanti, gli avanzi si consumavano nello stesso fuoco, e questa era finalmente la consumazione del sacrificio.











Grandeza do Santo Sacrifício da Missa Santo Afonso Maria de Ligório

Grandeza do Santo Sacrifício da Missa Santo Afonso Maria de Ligório


1) Na Santa Missa é Jesus Cristo a vítima

O Concílio de Trento diz da Santa Missa (Ceci. 22): Devemos reconhecer que nenhum outro ato pode ser praticado pelos fiéis que seja tão santo como a celebração deste tremendo mistério. O próprio Deus todo­ poderoso não pode fazer que exista uma ação mais sublime e santa do que o sacrifício da Missa. Este sacrifício de nossos altares ultrapassa imensamente todos os sacrifícios do Antigo Testamento, pois que já não são bois e cordeiros que são sacrificados, mas é o próprio Filho de Deus que se oferece em sacrifício. “O judeu tinha o animal para o sacrifício, o cristão tem Cristo”, escreve o venerável Pedro de Clugny; “seu sacrifício é, pois, tanto mais precioso quanto mais acima de todos os sacrifícios dos judeus está em Jesus Cristo”. E acrescenta que, para os servos (isto é, para os judeus, no Antigo Testamento), não convinham outros animais senão aqueles que eram destinados ao serviço do homem; para os amigos e filhos foi Jesus Cristo reservado “como cordeiro que nos livra do pecado e da morte eterna” (Ep. Cont. Petrobr.). Tem, portanto, razão S. Lourenço Justiniano ao dizer que não há sacrifício maior, mais portentoso e mais agradável a Deus do que o santo sacrifício da Missa (Sermo de Euch.).

S. João Crisóstomo diz que durante a Santa Missa o altar está circundado de anjos que aí se reúnem para adorar a Jesus Cristo, que, nesse sacrifício sublime, é oferecido ao Pai celeste (De sac., 1.6). Que cristão poderá duvidar, escreve S. Gregório (Dial. 4, c. 58), que os céus se abram à voz do sacerdote, durante esse santo sacrifício, e que coros de anjos assistam a esse sublime mistério de Jesus Cristo. S. Agostinho chega até a dizer que os anjos se colocam ao lado do sacerdote para servi-lo como ajudantes.2).
S.AFONSO MARIA LIGÓRIO

2) Na Santa Missa é Jesus Cristo o oferente principal

O Concílio de Trento (Ceci. 22, c.2) ensina-nos também que neste sacrifício do corpo e sangue de Jesus Cristo é o próprio Salvador que oferece em primeiro lugar esse sacrifício, mas que o faz pelas mãos do sacerdote que ele escolheu para seu ministro e representante. Já antes dissera S. Cipriano: “O sacerdote exerce realmente o oficio de Jesus Cristo” (Ep. 62). Por isso o sacerdote diz, na elevação: “Isto é o meu corpo; este é o cálice de meu sangue”.

Belarmino (De Euch. 1.6, c. 4) escreve que o santo sacrifício da Missa é oferecido por Jesus Cristo, pela Igreja e pelo sacerdote; não, porém, do mesmo modo por todos: Jesus Cristo oferece como o sacerdote principal, ou como o oferente próprio, mas por intermédio de um homem, que é ao mesmo tempo sacerdote e ministro de Cristo; a Igreja não oferece como sacerdotisa, por meio de seu ministro, mas como povo, por intermédio do sacerdote; o sacerdote, finalmente, oferece como ministro de Jesus Cristo e como medianeiro de todo o povo.

Jesus Cristo, contudo, é sempre o sacerdote principal na Santa Missa, em que ele se oferece continuamente e sob as espécies de pão e de vinho por intermédio dos sacerdotes, seus ministros, que representam a pessoa de Jesus Cristo, quando celebram os santos mistérios. Por isso diz o Quarto Concílio de Latrão (Cap. Firmatur, de Sum. Trinit.) que Jesus Cristo é ao mesmo tempo o sacerdote e o sacrifício. De fato, convém à dignidade deste sacrifício que ele não seja oferecido, em primeiro lugar, por homens pecadores, mas por um sumo sacerdote que não esteja sujeito ao pecado, mas que seja santo, inocente, imaculado, separado dos pecadores e mais elevado que os céus (Heb. 7, 20).

3) A Santa Missa é uma representação e renovação do sacrifício da cruz

Segundo S. Tomás (Off. Ss. Sac., 1.4), o Salvador nos deixou o SS. Sacramento para conservar viva entre nós a lembrança dos bens que nos adquiriu e do amor que nos testemunhou com sua morte. Por isso o mesmo Doutor chama a Sagrada Eucaristia “um manancial perene da paixão”.

Ao assistires, pois, à Santa Missa, pondera que a hóstia que o sacerdote oferece é o próprio Salvador que por ti sacrificou seu sangue e sua vida. Entretanto, a Santa Missa não é somente uma representação do sacrifício da cruz, “ mas também uma renovação do mesmo sacrifício, porque em ambos é o mesmo sacerdote e a mesma vítima, a saber, o Filho de Deus Humanado. Só no modo de oferecer há uma diferença: o sacrifício da cruz foi oferecido com derramamento de sangue; o sacrifício da Missa é incruento; na cruz, Jesus morreu realmente; aqui, morre só misticamente (Conc. Trid., Sess. 22, c. 2).

Representa-te, durante a Santa Missa, te achares no monte Calvário, para ofereceres a Deus o sangue e a vida de seu adorável Filho, e, ao receberes a santa comunhão, representa-­te beberes seu precioso sangue das chagas do Salvador. Pondera também que em cada Missa se renova a obra da redenção, de maneira que, se Jesus Cristo não tivesse morrido na cruz, o mundo receberia, com a celebração de uma só Missa, os mesmos benefícios que a morte do Salvador lhe trouxe. Cada Missa que é celebrada encerra em si todos os grandes bens que a morte na cruz nos trouxe, diz S. Tomás (In Jo 6, lect. 6). Pelo sacrifício do altar nos é aplicado o sacrifício da cruz. A paixão de Jesus Cristo nos habilitou à redenção; a Santa Missa faz-nos entrar na posse dela e comunica-nos os merecimentos de Jesus Cristo.

sexta-feira, 21 de junho de 2013

EUCARESTIA NEGLI SCRITTI DE SAN VINCENZO PALLOTTI Eucharist in the writings of Saint Vincent

 

Cfr.


San Vincenzo Pallotti e l’Eucaristia, in: «Regina degli Apostoli1 » (Bollettino mensile della Società


dell’Apostolato Cattolico, Pallottini), anno XXX, n. 7/Luglio, Roma 1965, p. 15-21 e n. 8/Agosto, Roma 1965,

p. 21-24.


2


Cfr. San Vincenzo Pallotti, Opere complete (a cura di d. Francesco Moccia), voll. I-XIII, Roma 1964-


1997 (=


OOCC).


3


Cfr. San Vincenzo Pallotti, Lettere (a cura di d. Bruno Bayer), voll. I-III, Roma 1995-1999.


APOSTOLATO UNIVERSALE. Continuità e sviluppo.

Rivista semestrale dell’Istituto S. Vincenzo Pallotti, anno II, n. 4/2000

EUCARESTIA NEGLI SCRITTI DEL PALLOTTI

Jan Kupka SAC

Roma, 06 aprile 2000

INTRODUZIONE

Nell’elaborazione del tema “Eucarestia negli scritti del Pallotti”, inserito nel programma degli

Incontri di studio e formazione dell’anno 2000, ho incontrato alcune difficoltà. Prima di tutto

attualmente la bibliografia relativa a questo tema è quasi inesistente. Ho trovato solo un contributo

intitolato “San Vincenzo Pallotti e l’Eucarestia”

1, pubblicato nel 1965 nella rivista Regina degli


Apostoli. Manca il nome dell’autore, ma dallo stile e dalla presentazione mi sembra che si tratti di

un contributo di d. Francesco Amoroso. Il tema è troppo vasto per poterlo svolgere in modo

esaustivo unicamente con una relazione. Esige una ricerca molto approfondita. In questa sede si

daranno solo alcune tracce.

Fonti della mia analisi sono in primo luogo gli scritti di san Vincenzo Pallotti, pubblicati

nell’edizione delle Opere complete in tredici volumi

2. E’ ovvio che in questo mare magnum non


potevo prendere in considerazione tutti gli aspetti dell’Eucarestia. Ho cercato di svilupparne alcuni.

In particolare, non ho preso in considerazione le lettere pubblicate finora

3, nonostante in esse si


trovino preziose indicazioni. D. Bruno Bayer, data la sua esperienza, potrà, in futuro, approfondire

questa parte. Nell’analisi degli scritti, inoltre, mi sono state utili le biografie su san Vincenzo per

capire meglio i passi di non facile interpretazione.

Nella presentazione del tema cerco di dare una risposta alle seguenti domande: Come ha

venerato il Santissimo Sacramento san Vincenzo Pallotti? Quale significato ha avuto nella sua vita

la celebrazione eucaristica? Qual è il contenuto essenziale della sua teologia dell’Eucarestia? Qual

è il suo messaggio nell’insegnamento sull’Eucarestia? Ho articolato le risposte in tre parti:

1) La venerazione dell’Eucarestia nella vita del Pallotti;

2) La dottrina del Pallotti sull’Eucarestia;

3) L’Eucarestia e l’apostolato.

I. LA VENERAZIONE DELL’EUCARESTIA NELLA VITA DEL PALLOTTI

L’Eucarestia costituisce nella vita di ogni fedele e della Chiesa un momento di grande portata

spirituale. La celebrazione eucaristica, con i momenti più alti della consacrazione e della comunione,

costituisce il vertice della comunicazione di amore fra Cristo e la Chiesa, fra Dio e l’umanità. La

comunione con Cristo diventa unione con la Trinità stessa, in cui si manifesta la pienezza del mistero

di Dio Trino e Uno.

Non dobbiamo quindi meravigliarci del fatto che san Vincenzo Pallotti abbia dato grande

importanza nella sua vita di unione con Dio proprio all’Eucarestia. L’adorazione del Santissimo

Sacramento e la celebrazione della S. Messa, con il tempo riservato alla preparazione e al


Cfr. Josef Frank,


Vinzenz Pallotti, Gründer des Werkes vom Katholischen Apostolat 4 , vol. I, Friedberg


bei Augsburg, Pallotti-Verlag 1952, p. 16-25.


5


OOCC X, p. 526.


6


Luigi Vaccari, Compendio della vita del venerabile Servo di Dio Vincenzo Pallotti, Roma 1888, p.


133-134.


7


Luigi Vaccari, Compendio della vita, op. cit., p. 29.


8


Luigi Vaccari, Compendio della vita, op. cit., p. 134.


9


Cfr. Luigi Vaccari, Compendio della vita, op. cit., p. 134.


10


Cfr., Luigi Vaccari, Compendio della vita, op. cit., p. 134; anche Josef Frank, Vinzenz Pallotti, op.


cit,



vol. II, p. 62.


ringraziamento, mettono san Vincenzo Pallotti tra i fervidi adoratori di Dio nell’Eucarestia.

I.1

L’adorazione eucaristica


Dalle biografie su san Vincenzo Pallotti emerge come già nella sua famiglia egli ha vissuto

l’amore per Gesù Cristo nel Sacramento dell’Eucarestia. La madre Maddalena e il padre Pietro Paolo

insistevano, affinché i loro figli accompagnassero il sacerdote, che portava il Viatico ai malati. Li

portavano con sé nelle solenni processioni con il Santissimo. Il Pallotti ha appreso sicuramente dai

suoi genitori l’uso di visitare le chiese e di fermarsi per l’adorazione. Era chierichetto nelle chiese

vicine alla casa paterna, spesso serviva la S. Messa nella chiesa di S. Maria in Vallicella. Quando fece

la prima comunione, all’età di dieci anni, la famiglia preparò una grande festa e per il giovane Pallotti

questa fu un’esperienza molto profonda

4. La devozione al Santissimo Sacramento ha trovato le sue


fondamenta nella formazione cristiana ricevuta in famiglia.

È significativo che nel 1816, formulando per sé un programma settimanale di esercizi di pietà,

san Vincenzo articoli il suo proposito con queste parole: “Intendo di essere sempre in profondissima

adorazione della SS.a Trinità, di Gesù Sacramentato adorandolo in tutti i luoghi, ove si ritrova”

5.


Egli realizza questo proposito nella viva fede, “con cui - come dice Luigi Vaccari - venerava

il N. S. Gesù Cristo nella Santissima Eucaristia... Quanta venerazione, e quanto amore egli portasse

a tanto mistero, l’attestano i testimoni di vista, dicendo, che egli di giorno e di notte, genuflesso

diffondeva innanzi a Gesù in Sacramento le sue preci, il suo cuore”

6. Soprattutto la preghiera della


Liturgia delle Ore (il Divino Ufficio), san Vincenzo compiva “ordinariamente genuflesso e quando

poteva innanzi al Ssmo Sagramento”

7.


Si narra, come nel Ritiro de’ Divoti di Maria al Gianicolo, dove spesso assisteva coloro che

attendevano agli esercizi spirituali, quando gli altri dormivano, egli pregava tutta la notte

nell’oratorio, dove si conservava il Ssmo Sacramento

8.


Anche nell’Eremo de’ Camaldolesi sopra Frascati, dove spesso soggiornava per riposarsi o per

gli esercizi, passava l’intera notte pregando nel coretto della chiesa che guardava il Santissimo

Sacramento

9.


Quando era rettore della chiesa dello Spirito Santo dei Napoletani, a sue spese aveva fatto

costruire una piccola finestra, che sporgeva nella chiesa, ed era lieto di poter così vedere il

Tabernacolo e adorare il Signore. Nella stanza dove era la detta finestra genuflesso rispondeva di

giorno e di notte alle tante lettere che gli pervenivano, ed altresì metteva in iscritto altre cose che

riguardavano la maggior gloria di Dio. Egli aveva l’abitudine di trattare con Gesù Cristo nel

Sacramento le opere per la salvezza delle anime, prima che cogli uomini

10.


Luigi Vaccari riferisce un particolare, espressione della sua peculiare venerazione del

Santissimo: “Portava seco una piccola imagine del Santissimo Sacramento, dipinta a miniatura e

sovente la baciava, ed era desideroso di ricevere la benedizione Eucaristica, e quando poteva, assai


Luigi Vaccari,


11 Compendio della vita, op. cit., p. 135.


12


Cfr. OOCC X, p. 498-499; anche Luigi Vaccari, Compendio della vita, op. cit., p. 135; Josef Frank,


Vinzenz Pallotti, op. cit



. vol. I, p. 179.


13


Cfr., Luigi Vaccari, Compendio della vita, op. cit., p. 134-135.


14


Luigi Vaccari, Compendio della vita, op. cit., p. 31.


15


Praeparatio ad Missam et gratiarum actio post ipsam quibus accedunt nonnullae piae orationes tam


ante, quam post dicendae



, Montispolitiani, ex Typographia Fumi, 1836.


16


Cfr. Josef Frank, Vinzenz Pallotti, op. cit., vol. I, p. 157.


17


Cfr. Luigi Vaccari, Compendio della vita, op. cit., p. 31.


18


Luigi Vaccari, Compendio della vita, op. cit., p. 32; cfr. anche Josef Frank, Vinzenz Pallotti, op. cit.,


vol. I, p. 159-160.


19


Il testo viene anche riportato nelle Opere complete, cfr. OOCC XI, 441-443.


volentieri la impartiva agli altri”

11.


Significativo a proposito è il fatto che si iscrisse alla Pia Unione degli Adoratori del santissimo

Sacramento, un’associazione con lo scopo di adorarlo

12.


Quando parlava cercava di trasmettere agli altri la fede e l’amore verso la Santissima Eucaristia,

soprattutto ai membri della Pia Società, ai sacerdoti congregati e alle suore. Ai primi aveva, infatti,

prescritto la visita quotidiana al SS. Sacramentato, sia in comune che in privato, alle seconde, oltre

a questo, aveva posto per regola, di adorarlo

13.


I.2

La celebrazione della S. Messa


La venerazione dell’Eucarestia da parte di san Vincenzo Pallotti giunge il culmine nella

celebrazione della S. Messa e soprattutto nel suo modo di celebrarla. Luigi Vaccari dice che “la santa

Messa era celebrata dal Servo di Dio con grande umiltà, esattezza e fervore”

14.


In quel tempo circolava un libretto ad uso dei sacerdoti, intitolato

Praeparatio ad Missam et


gratiarum actio post ipsam ...


15. Molto probabilmente san Vincenzo Pallotti lo conosceva, infatti dai


suoi scritti emerge quanto ritenesse fondamentale la “preparazione” alla celebrazione eucaristica

16.


Ricche di significato sono le sue parole in relazione alla preparazione per la S. Messa, cioè:

«Prepararsi a dire bene

Domine non sum dignus»... Luigi Vaccari sottolinea l’umiltà del santo


durante la celebrazione eucaristica: “Chi può dire poi con quale umiltà dicesse il Salmo

Iudica me


Deus


, considerandosi come il più grande peccatore innanzi al Divin Giudice, e meritevole di stare


sotto i piedi di tutti i demoni. Come pure il

Confiteor, confessando innanzi al cielo e alla terra, con


un cuore grandemente contrito ed umiliato, le sue colpe, implorando una perfetta contrizione ed il

perdono”

17.


La celebrazione eucaristica occupava una posizione centrale nella sua vita, costituiva un

momento di ringraziamento per i doni ricevuti e fonte di rigenerazione per il futuro. Prima di essa,

come momento di preparazione spirituale, recitava l’Ufficio, faceva la meditazione e qualche “breve

considerazione speciale, che teneva stampata e appesa alla porta della stanza, e che dava anche ai

suoi e ad altri sacerdoti, da servire per avanti e dopo la Messa per tutti i giorni del mese”

18. Ancora


oggi possiamo vedere il testo di queste brevi considerazioni per ogni giorno del mese sulla parete

nella camera di san Vincenzo Pallotti

19.


Puntualmente entrava in sacrestia; preparava il Messale, si lavava le mani, preparava il calice

e, a suo tempo, indossava i sacri paramenti recitando le preghiere ingiunte, guardandosi dal parlare

e invitando gli altri a fare lo stesso. Così preparato, tutto raccolto in Dio, si portava all’altare. Il

tempo che vi impiegava nel celebrare era circa la mezz’ora celebrando in pubblico e circa tre quarti

in privato. Ma sia in privato, sia in pubblico osservava tutto ciò che la Santa Madre Chiesa

prescriveva: pronunciando le parole a voce alta e chiara e metteva una attenzione speciale quando


Cfr., Luigi Vaccari,


Compendio della vita, op. cit., p. 32; cfr. a 20 nche, Josef Frank, Vinzenz Pallotti,


op. cit.



, vol. I, p. 158.


21


Cfr., Luigi Vaccari, Compendio della vita, op. cit., p. 33.


22


Cfr., Luigi Vaccari, Compendio della vita, op. cit., p. 33.


23


Cfr., Luigi Vaccari, Compendio della vita, op. cit., p. 33; cfr. anche, Josef Frank, Vinzenz Pallotti,


op. cit.



, vol. II, p. 558-559; San Vincenzo Pallotti e l’Eucaristia, in: «Regina degli Apostoli» (Bollettino


mensile della Società dell’Apostolato Cattolico, Pallottini), anno XXX, n. 8/Agosto, Roma 1965, p. 22.


24


Cfr. Luigi Vaccari, Compendio della vita, op. cit., p. 33.


25


Cfr. Luigi Vaccari, Compendio della vita, op. cit., p. 33-34; Josef Frank, Vinzenz Pallotti, op. cit.,


vol. I, p. 161-162;


San Vincenzo Pallotti e l’Eucaristia, in: «Regina degli Apostoli» (Bollettino mensile della


Società dell’Apostolato Cattolico, Pallottini), anno XXX, n. 8/Agosto, Roma 1965, p. 23.


26


Cfr. Luigi Vaccari, Compendio della vita, op. cit., p. 34.


27


Cfr. Luigi Vaccari, Compendio della vita, op. cit., p. 34; Josef Frank, Vinzenz Pallotti, op. cit., vol.


I, p. 156.


pronunciava le parole di Gesù

20.


Per una persona innamorata totalmente del Santissimo Sacramento, come il Pallotti, non era

cosa difficile celebrare i divini misteri, dramma del medesimo Sacramento con devozione veramente

celestiale. E tale era il fervore di san Vincenzo il quale all’Altare non era più uomo ma diveniva un

serafino d’amore. E infatti si racconta che un religioso, vedendolo per la prima volta celebrare alla

Santissima Trinità dei Monti, la Messa dei Presantificati, e considerando il suo aspetto angelico, le

parole e le azioni così devote disse: “Questo sacerdote dev’essere un Santo”

21. I testimoni ci dicono


che all’altare l’abbate Pallotti sembrava un angelo, veniva paragonato a san Filippo Neri o a san

Giuseppe da Copertino, a volte sembrava in estasi dopo l’elevazione e prima della comunione

22.


Don Francesco Vaccari che gli serviva la Messa nella cappella di S. Pancrazio lo vide colle

braccia in forma di Croce, sollevato, dopo la elevazione, un palmo da terra, ed Elisabetta Sanna, in

Spirito Santo dei Napoletani ne vide i1 capo circondato di splendidi raggi

23.


Voleva che i Crocefissi degli altari non fossero piccoli, ma grandi, così da generare

compunzione nei sacerdoti che celebrano e nei fedeli che assistono

24.


Dopo la Messa davanti al Crocefisso e alla Madonnina non dimenticava mai di rendere il suo

ringraziamento al Sommo Sacerdote

25.


Ascoltava molto volentieri le Messe sia in preparazione che in ringraziamento della sua, ed

invitava i suoi Congregati a fare altrettanto, ed esortava i secolari ad ascoltare ogni giorno la S.

Messa

26.


San Vincenzo Pallotti non trascurava mai di celebrare, se non costretto dal medico per grave

malattia, e perciò nel 1832 ottenne dal Sommo Pontefice Gregorio XVI il privilegio dell’Oratorio

privato nella casa paterna, per poter celebrare o far celebrare da altri, e ricevere la Santa Comunione

anche quando stava male. Quando andava a far gli esercizi dei Confessori nella Casa della Missione,

otteneva la facoltà di poter celebrare anche nei tre giorni in cui gli esercitanti sogliono astenersi, cosa

che volentieri gli era concessa dai Superiori; e nell’ultima malattia, non potendo celebrare la S.

Messa, ottenne di poter ricevere il Ssmo Viatico nei tre giorni consecutivi che precedettero la sua

morte

27.


Nel suo quarantesimo anno di vita, san Vincenzo Pallotti fa un esame di coscienza e tra le

domande che si pone, troviamo le seguenti relative alla S. Messa: “Come ti sei disposto a celebrare

il divin Sagrifizio? Hai fatto sempre come si deve la preparazione alla S. Messa? Hai celebrato sempre

come si deve la S. Messa? Hai fatto sempre il Ringraziamento come si deve dopo la S. Messa?

Ricevendo ogni giorno Gesù Cristo al S. Altare hai imitato Gesù Cristo nelle sue qualità virtuose di

sacerdote? Ti sei preparato all’amministrazione del SS. Sagramento della Eucaristia? Come lo hai


28


OOCC X, p. 635-636.


29


OOCC X, p. 386.


30


OOCC X, p. 152.


31


OOCC X, p. 196-198.


amministrato? Ne hai profittato?”

28.


E mentre si trovava a Osimo nel 1840 malato, chiede la grazia a chi lo assisterà nell’infermità

riconosciuta con il pericolo di morte: “Che ogni giorno mi legga, o mi faccia leggere la Messa del

giorno corrente, e ciò dal primo giorno in cui per la Infermità non potrà celebrare”

29.


I.3

Esperienze mistiche durante o dopo la celebrazione eucaristica


Le parole della rivelazione e l’insegnamento della Chiesa attribuiscono all’Eucaristia una serie

di profondi significati: unione con la Trinità, comunione con Cristo nel suo sacrificio, congiunzione

con le altre membra del suo Corpo, alleanza sponsale dell’amore di Cristo con la Chiesa. Tutto ciò

noi lo crediamo per fede, ma non lo sperimentiamo attraverso una visione soprannaturale. Tuttavia

ci sono nella Chiesa alcuni fedeli ai quali Dio rivela, rende visibile e percepibile, con una particolare

lucidità e con una squisita certezza, con immediatezza e semplicità, per puro dono, irraggiungibile

con le sole forze umane, le verità e le realtà divine, alle quali si aderisce per la fede e per l’amore.

Questi sono i mistici.

San Vincenzo Pallotti ha vissuto tali momenti di esperienza mistica, prima, durante o dopo la

celebrazione eucaristica. Riporto in seguito alcuni esempi, nei quali si attua una significativa

espressione di san Vincenzo Pallotti: “Dopo la S. Messa Dio mi ha fatto sentire...”.

Prima di tutto si deve affermare che san Vincenzo ha vissuto il ringraziamento dopo la S.

Messa come momento di rinnovamento spirituale. Egli si propone: “Ogni mattina dopo la Messa

rinnovare lo spirito; eccitarne la fiducia; e sebbene supponga tale accrescimento pure ad ogni

momento sia nella sua pienezza”

30.


Il 9 gennaio 1835, dopo la santa Messa si sente chiamato a promuovere un’opera

dell’apostolato che abbracci tutto il mondo cristiano. Ecco come egli descrive questo momento

d’ispirazione: “Dio mio dopo le innumerabili, e inconcepibili misericordie che mi avete usate sino al

presente momento di questo giorno (Venerdì dopo la S. Messa celebrata per particolarissimo tratto

della divina Misericordia il di 9. Gennaro 1835) Voi vedete la mia ingratitudine, la mia negligenza

in profittarne, i miei peccati, scelleragini, empietà... Sì, mio Dio, lo credo, le vostre Misericordie non

sono abbreviate, ma credo con certezza che ora incomincino sopra di me: il primo tratto di

misericordia che vi domando è che vi sia fra le vostre creature chi collo spirito vostro mi disprezzi,

mi batta, mi percuota, mi umilii per tenere in freno le mie malvagie passioni, e specialmente la

superbia... L’altro tratto di misericordia che vi domando è questo, che a forza di patimenti, tormenti,

martiri etc. etc. senza numero, senza misura di gravezza e senza fine vi degniate di darmi tutto per

distruggere ogni peccato, ed ogni altro male esistente o che sarebbe per esistere, e promuovere ogni

bene possibile in tutto il Mondo adesso e sempre”

31. In tale esperienza di profonda unione con Dio,


dopo la santa Messa, san Vincenzo Pallotti decide di promuovere l’opera dell’Apostolato Cattolico.

Il 14 luglio 1839, dopo la santa Messa sente che il prodigio di misericordia ha operato in lui

ed egli deve desiderarlo per tutti. Ecco le parole di san Vincenzo Pallotti: “... per quel prodigio di

misericordia che la infinita Misericordia ha operato in me ed opererà in me per tutta la Eternità,

prodigio che credo fermamente come la Misericordia infinita me ne ha assicurato in questa mattina

(Domenica VIII dopo la Pentecoste dell’an: 1839, giorno sagro alla memoria del divoto di Maria SS.

S. Bonaventura Dottore) dopo la S. Messa mentre considerava che per la SS. Comunione Eucaristica

la Misericordia infinita, coi suoi infiniti attributi tutti infinitamente misericordiosi si è fatto cibo,

alimento, e nutrimento dell’Anima mia, ed ho sentito che la stessa infinita Giustizia di Dio, è

infinitamente misericordiosa; ho sentito dico che il prodigio di misericordia, che la infinita


32


OOCC X, p. 321-322.


33


OOCC X, p. 353-355.


34


OOCC X, p. 450.


35


OOCC X, p. 217-219.


misericordia ha operato in me doveva desiderarlo per tutti, e sento una fiducia che ciò oltre a riuscire

di gran vantaggio per molti IDDio resterà glorificato come si fosse operato, e si operasse in tutti per

tutta la Eternità, e tutto per i meriti di Gesù, di Maria SS., degli Angeli, e dei Santi”

32.


Il 17 luglio 1839, dopo la santa Messa, Dio gli fa sentire che l’opera della redenzione si compie

nel sacrificio della S. Messa: “Prego tutti gli Angeli, e tutti i Santi, e la loro Regina Maria SS. Madre

di Misericordia... di ringraziare per sempre la infinita Misericordia, e la Sapienza infinita poiché in

questa mattina per torre ogni dubbio dalla mia mente, e ogni timore dal mio cuore, per confermarmi

nella fiducia, e sicurezza della partecipazione, e della comunicazione di tutte le grazie, favori, doni,

comunicazioni, e trasformazioni divine, e dell’essere fatto prodigio, trofeo, e Abisso della divina

Misericordia in contraposto a Maria SS. che è abisso di Grazia, in questa mattina 17. Luglio 1839

dopo la SS. Comunione fatta nella Messa celebrata per pura misericordia di Dio ... la stessa infinita

Misericordia fatta cibo, alimento, e nutrimento dell’Anima mia mi ha fatto sentire che ... per la sua

infinita misericordia si è degnata con amore infinito... operare l’opera della Redenzione non solo per

tutto il genere umano, ma tutto ha fatto per ciascuna creatura, e per tutte ogni giorno rinnova il

Sagrifizio incruento di valore ...”

33.


Il 10 ottobre 1840 (san Vincenzo sta a Osimo), dopo la santa Messa, Dio fa sentire a san

Vincenzo che Egli nell’Eucarestia è cibo e nutrimento per la vita: “Il dì dieci Ottobre 1840 dopo la

S. Messa in raccoglimento il N. S. G. C. mi ha fatto sentire che Egli nel SS. Sagramento Eucharistico

è mio cibo, e nutrimento non solo per ciò che risguarda la comunicazione della sua santità, e

perfezione, ma eziamdio col comunicarmi la sua vita, la sua fortezza, e col darmi tanto di forze da

vivere più o meno sano conforme la maggiore sua gloria, e vantaggio delle Anime secondo

l’adorabile sua santissima volontà, e un tal sentimento mi ha cagionato una più tranquilla sicurezza

che qualunque è, o sarà per essere lo stato di mia salute corporale, sarà come lo vuole IDDio

secondo la sua misericordia, e non secondo la sua giustizia come ho meritato per i miei innumerabili

peccati”

34.


Il 19 ottobre 1842, durante la preparazione alla santa Messa, san Vincenzo sente vivo il

desiderio che Dio dovrà essere glorificato e lui stesso dimenticato: “Nell’anno 1842. il di 19. Ottobre

Festa di S. Pietro di Alcantera..., mi portai a celebrare l’Incruento Sagrifizio nella Chiesa delle

Teresiane in Regina Coeli in Roma..., mentre mi tratteneva genuflesso avanti il SS. Sagramento in

preparazione alla S. Messa mi venne in cuore di domandare quello spirito, e quella virtù per la quale

S. Pietro era sì caro a Dio; poco dopo ebbi un pacifico, e dolce sentimento del cuore, onde intesi il

vivo desiderio che Iddio fosse glorificato e io perfino dimenticato, e quindi passai a pregare IDDio

così «

Memento tui, et obliviscere mei» [Ricordati di Te, e dimentica me]... Quindi mi venne in mente


che il più impegno efficace di promuovere la maggiore gloria di Dio, e l’entrare negli interessi di Dio

colla dimenticanza di se stesso fosse quella virtù per la quale S. Pietro di Alcantera tanto piacque a

Dio - e perciò - Dio mio da tutta la Eternità, e per tutta la Eternità ad ogni momento infinitesimo

intendo di avere fatto, e di fare la stessa Preghiera -

Memento tui et operum tuorum, et obliviscere


mei


- etc. etc. - e intendo avere operato, ed operare collo spirito della stessa Preghiera”35.


II. DOTTRINA DEL PALLOTTI SULL’EUCARESTIA

Si può presentare la dottrina di san Vincenzo Pallotti sull’Eucarestia sulla base delle narrazioni

autobiografiche. Si tratta delle sue esperienze straordinarie dell’Eucarestia, della sua percezione del

mistero della presenza di Cristo nell’Eucarestia. Qui assumono importanza gli appunti spirituali di

san Vincenzo Pallotti, dove sono attestati la sua fede nell’Eucarestia e il suo insegnamento su essa.


36


OOCC X, p. 183.


37


OOCC III, p. 37.


38


OOCC X, p. 451.


39


Cfr. Enciclopedia ecclesiastica (a cura di Pietro Piaton), Venezia 1862, vol. VII, voce “Trinità”, p.


438.


40


OOCC X, p. 459.


41


OOCC X, p. 459.


42


OOCC X, p. 456.


43


OOCC X, p. 456.


44


OOCC X, p. 457.


45


OOCC XI, p. 55; cfr. anche XI, p. 58-62, dove il Pallotti parla della visita al SS. Sacramento.


San Vincenzo Pallotti parlava dell’Eucaristia con grande rispetto e profonda venerazione, come

attesta il frequente uso di superlativi, p. e. “augustissima e sacrosanta Eucarestia”

36, “santissimo


Sacramento dell’Eucarestia”

37.


Secondo san Vincenzo Pallotti, nell’Eucarestia è presente Dio, nell’interezza del mistero della

Santissima Trinità e con tutti i suoi attributi divini. Nell’Eucarestia è presente non solo Gesù Cristo,

ma anche il Padre e lo Spirito Santo. Questa sua fede la esprime in un testo scritto a Osimo nel 1840:

“IDDio fatto Uomo si è fatto ancora Cibo dell’Anima mia così vuole nutrirmi con tutto Se stesso

colla sua Essenza e Natura Divina, e coi suoi infiniti Attributi tutti infinitamente misericordiosi; e

poiché nella SS. Eucaristia per la Circonsessione non solo v’è la Persona divina del Verbo incarnato,

ma ancora il Padre, e lo Spirito Santo; e poiché IDDio eternamente, e infinitamente contempla Se

stesso, così Egli misericordiosamente mi nutrisce colla sua Eterna, Infinita Contemplazione”

38.


E’ molto significativa in questo passo l’espressione del Pallotti: “nella SS. Eucarestia per la

Circonsessione”. E’ un termine teologico che viene dal latino

circuminsessio e che al tempo del


Pallotti veniva usato per esprimere l’esistenza delle tre persone divine le une nelle altre, secondo le

parole di Gesù Cristo: “Il Padre è in me e io nel Padre” (Gv 10, 38)

39.


Continuando la contemplazione di Dio nell’Eucarestia, san Vincenzo afferma che proprio

nell’Eucarestia Dio si comunica interamente all’uomo e si fa suo cibo. Nell’Eucarestia sono cibo

dell’uomo: la santità di Dio - “Nella SS. Eucaristia mi nutrisce misericordiosamente colla stessa sua

Santità infinita, e distrugge tutta la mia malvagità, e distrutto tutto io rimane in me IDDio santità

infinita, immensa, eterna, incomprensibile”

40; la perfezione di Dio - “IDDio è Perfezione infinita,


eterna, immensa, e infinitamente misericordiosa, e nella SS. Eucaristia misericordiosamente mi

nutrisce colla stessa sua Perfezione infinita, e distrugge tutte le mie innumerabili imperfezioni, e tutte

le loro orribili conseguenze”

41 ; la giustizia di Dio - “Nella SS. Eucaristia mi nutrisce


misericordiosamente colla stessa sua Giustizia, e distrugge in me tutte le mie ingiustizie, e tutte le

loro orrendissime conseguenze”

42; la purezza di Dio - “IDDio è Purità per essenza, Purità infinita,


ed io sono impurità per essenza. Egli è che nella SS. Eucaristia mi nutrisce colla stessa sua Purità

Infinita eterna, e infinitamente misericordiosa, e distrugge in me tutta la mia Impurità, e tutte le

orribili conseguenze di essa”

43; l’eternità di Dio - “IDDio mi nutrisce colla sua Eternità nella SS.


Eucaristia, e distrugge in me tutte le perdite del tempo”

44.


San Vincenzo Pallotti crede profondamente nella presenza viva di Gesù Cristo nell’Eucarestia.

Nei suoi scritti si evidenzia fortemente l’aspetto cristologico dell’Eucarestia. Gesù Cristo nel

Sacramento dell’Altare è per lui fratello e amico che lo aspetta e vuole parlare con lui: “Gesù con

amore infinito notte e giorno mi sta aspettando nel SS. Sagramento dell’Altare e vi fa premura che

voi stesso o Angelo santo mi portiate a visitarlo”

45.


San Vincenzo Pallotti ha espresso la dimensione cristologica dell’Eucarestia in tutta la sua

ampiezza nelle meditazioni per i sacerdoti prima e dopo la Santa Messa. Si tratta di brevi


46


Cfr. OOCC XI, p. 441-443.


47


Ibidem.


48


OOCC III, 37-38; cfr. anche X, p. 153.


49


Cfr. OOCC XII, p. 188-193.


50


OOCC XII, p. 188.


51


OOCC XII, p. 192.


52


OOCC XII, p. 192.


53


OOCC XII, p. 192.


54


OOCC XII, p. 193.


considerazioni per ciascun giorno del mese, da tenersi presenti durante il giorno, per vivere sempre

in preparazione e ringraziamento

46. In esse sono formulate le verità teologiche relative all’Eucarestia


e nello stesso tempo le indicazioni per la vita sacerdotale. Ecco il testo del Pallotti: “1. Gesù

Sagrificio, e Sacramento nell’Eucaristia; 2. Gesù figura, e verità nell’Eucaristia; 3. Gesù Sacerdote,

e vittima nell’Eucaristia; 4. Gesù nell’Eucaristia, Sagrificio, Olocausto, ed Eucaristia; 5. Gesù

Sagrificio propiziatorio, ed impetratorio nell’Eucaristia; 6. Gesù nostro Dio, e nostro Re

nell’Eucaristia; 7. Gesù nostro Creatore, e Redentore nell’Eucaristia; 8. Gesù nostro Pastore, e Padre

nell’Eucaristia; 9. Gesù nostro Sposo, e Fratello nell’Eucaristia; 10. Gesù nostro Maestro, e

Salvatore nell’Eucaristia; 11. Gesù nostro Convito, e Viatico nell’Eucaristia; 12. Gesù nostro

Medico, e rimedio nell’Eucaristia; 13. Gesù nostro Consigliere, ed amico nell’Eucaristia; 14. Gesù

nostra guida, e compagno nell’Eucaristia; 15. Gesù nostro mediatore, e pace nell’Eucaristia; 16. Gesù

nell’Eucaristia, testimonio, e giudice di nostre Operazioni; 17. Gesù nostro prezzo, e ricompenso

nell’Eucaristia; 18. Gesù vita, e morte nell’Eucaristia; 19. Gesù nostro cibo, e grazia nell’Eucaristia;

20. Gesù nostro rifugio, e speranza nell’Eucaristia; 21. Gesù nostro tesoro, e felicità nell’Eucaristia;

22. Gesù nostro modello, e fine nell’Eucaristia; 23. Gesù nell’Eucaristia è il dono da offerirsi dagli

Uomini a Dio, e il Dono di Dio, da darsi agli Uomini; 24. La potenza, e sapienza di Gesù

nell’Eucaristia; 25. La bontà, e l’amore di Gesù nell’Eucaristia; 26. L’ubbidienza, e pazienza di Gesù

nell’Eucaristia; 27. La povertà, e l’umiltà di Gesù nell’Eucaristia; 28. Gesù infinitamente adorante,

ed adorabile nell’Eucaristia; 29. Gesù infinitamente amante, ed amabile nell’Eucaristia; 30. Gesù

nell’Eucaristia il più grande, il più Santo di tutti li nostri Misterj; 31. Lo stato di Gesù nell’Eucaristia,

e il potere dei Sacerdoti in questo Mondo”

47.


L’Eucarestia è per il Pallotti la continuazione della vita di Gesù Cristo e l’opera della

redenzione. Nello scritto

Memoria pratica egli dice: “Ricordiamo sempre la infinita misericordia e


l’amore infinto del N. S. G. C., che per continuare la sua vita santissima in noi, si è degnato rimanere

fra noi nel SS. Sagramento della Eucarestia, e si comunica a noi come cibo e nutrimento dell’anima

nostra”

48.


Un riassunto della dottrina del Pallotti sull’Eucarestia troviamo nello scritto intitolato

Fervorini


per la comunione eucaristica
49.

A quelli che si sono già comunicati, san Vincenzo raccomanda di


spiegare il significato dell’Eucarestia per la vita cristiana e nello stesso tempo esprime la sua dottrina

sull’Eucarestia. “S. Fede! E’ il corpo, il sangue, l’anima, la divinità di Gesù Cristo vivo, vero e

glorioso come sta in cielo”

50. “La Fede mi dice che voi siete cibo spirituale dell’anima... Dunque


alimentate la fede, la speranza”

51. “La Chiesa mi dice che per questo Sagramento si forma una unione


strettissima dell’anima con Gesù... Dunque trasformatemi e fatemi sentire quelle parole che

risuonarono agli orecchi del penitente S. Agostino

non ego mutabor in te sed tu mutaberis in me


[Non io sarò trasformato in Te, ma Tu ti trasformerai in me]”

52. “La Fede mi dice che questo


Sagramento è un pegno di resurrezione e di gloria”

53. “La Chiesa mi dice che questo Sagramento est


antidotum quo a peccatis mortalibus praeservamur


[è antidoto per il quale siamo preservati dai


peccati mortali]”

54.


55


OOCC X, p. 361.


56


OOCC X, p. 266.


57


Luigi Vaccari, Compendio della vita, op. cit., p. 31.


58


Messale Romanum, ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini, Macerate 1826, p. 233.


59


Cfr. OOCC X, p. 673..


60


Cfr. OOCC X, p. 148, 193, 655, 724.


61


Cfr. OOCC X, p. 361; anche XI, p. 55.


62


Cfr. OOCC X, p. 571.


63


Cfr. OOCC XI, p. 53.


64


Si tratta del libretto intitolato Il tesoro nascosto ovvero I pregj e l’eccellenza della Santa Messa, con


un modo pratico e divoto per ascoltarla con frutto



del beato Leonardo da Porto Maurizio, 9/ ed., Roma, nella


Tipografia Perego-Salvoni, 1828, p. 211. Viene conservato tra i libri nella camera di san Vincenzo Pallotti.


Davanti a un tesoro così ricco di grazie, l’Eucarestia, san Vincenzo Pallotti non si sente degno

e chiede l’aiuto di Gesù Cristo, affinché possa saper profittare tutti i meriti dell’Eucarestia:

“Confesso, e intendo confessare per tutta la eternità innanzi al Cielo, e alla terra, che io non ho

profittato giammai del SS. Sagramento della Eucaristia, anzi mi confesso reo d’innumerabili

profanazioni di ogni specie, e reo di tutte le profanazioni passate, presenti, future, e possibili di tutto

il Mondo, perché sono io la causa principalissima di tutti i Mali fisici, e morali, ma in unione dei vostri

meriti infiniti o mio Gesù Cristo offro adesso e sempre ad ogni momento infinitesimo all’Eterno

vostro divin Padre il merito, le virtù, e il frutto che dal SS. Sagramento dell’Altare, e dall’Incruento

Sagrifizio in qualsivoglia modo, e con qualunque divota pratica hanno ricavato, e ricaveranno, e

potrebbono ricavare tutte le Creature passate, presenti, e future se tutte ne avessero profittato”

55. E’


significativo il fatto che voglia apprendere a trarre i meriti dall’Eucarestia dalle sante donne, dai laici

e dai secolari: “Mio Dio fate che dalle Sante Donne, Laici e Secolari io impari a profittare del SS.

Sagramento della Eucaristia, e della Penitenza, e del Divin Sagrifizio”

56.


E’ stato già detto sul modo di celebrare l’Eucaristia e sul significato che aveva la santa Messa

per il cammino spirituale di san Vincenzo Pallotti. Per la nostra riflessione è importante mettere in

evidenza il contenuto teologico della S. Messa, possiamo quasi dire la teologia della celebrazione

eucaristica.

Parlando della celebrazione della S. Messa, Luigi Vaccari dice: “grandissimo il fervore con cui

il Servo di Dio celebrava l’incruente Sacrificio avendo una fede vivissima che in quello si rinnuova

il Sacrificio che si compì sul Calvario, non che tutti i misteri, tutta l’opera della Redenzione, come

lo dice la Chiesa nella Secreta della Messa della nona domenica dopo Pentecoste:

Quoties hujus


hostiae commemoratio celebratur, opus nostrae redemptionis exercetur


57. Nel Messale in uso al


tempo del Pallotti, il testo di questa preghiera, chiamato

Secreta, è il seguente: “Concedi a noi, o


Signore, di partecipare degnamente a questi misteri, perché ogni volta che viene celebrato il

memoriale di questo sacrificio, si attua l’opera della nostra redenzione”

58. Come si vede dagli scritti,


san Vincenzo Pallotti credeva profondamente in questa verità e celebrava la santa Messa come

sacrificio di Cristo Redentore che è morto sulla croce per la salvezza del mondo.

San Vincenzo Pallotti comprendeva la santa Messa come “il Sacrificio di Gesù Cristo”

59, “il


divino Sacrificio”

60, “l’incruente Sacrificio”61, “santo Sacrificio”62, “Mensa eucaristica”63. Con questi


termini cercava di esprimere tutto il mistero della celebrazione eucaristica.

Il significato del sacrificio della santa Messa, così come era stato compreso al tempo del

Pallotti, trova fondamento nel libretto del beato Leonardo da Porto Maurizio che con molta

probabilità san Vincenzo Pallotti conosceva

64. Ivi si spiega che nella santa Messa “non si fa una


semplice rappresentanza, ma si fa lo stesso Sacrifizio incruentemente, che si fece sulla Croce con

effusione di Sangue. Quello stesso

numero corpo, quello stesso sangue, quello stesso Gesù, che si


Il tesoro nascosto ovvero pregj ed eccellenze



65 della Santa Messa, operetta composta dal beato


Leonardo da Porto Maurizio, Roma 1853, p. 12.


66


OOCC II, p. 331-335.


67


OOCC XII, p. 188-189.


68


OOCC XII, p. 190-191.


offrì allora sul Calvario, si offerisce ora nella Santa Messa”

65.


San Vincenzo Pallotti raccomanda ai sacerdoti di celebrare la santa Messa come ci fosse il

compimento del sacrificio di Gesù Cristo. In un testo indirizzato ai sacerdoti, in cui parla sul modo

della disposizione per celebrare con devozione la santa Messa, egli scrive: “Consideriamo

divotamente la corrispondenza fra le azioni di Gesù nella sua passione e quelle del sacerdote

all’altare... Il sacerdote: và all’altare - Gesù sommo ed eterno Sacerdote: và all’Orto di Getsemani;

[il sacerdote] ascende i gradini, prega e bacia l’altare - avanzano i soldati, Gesù è pronto per

sacrificarsi al Padre e Giuda lo tradisce col bacio; ... [il sacerdote] innalza l’Ostia consagrata - [Gesù]

è levato in alto sulla Croce...”

66.


Il sacrificio eucaristico è quindi il sacrificio di Cristo: Egli è la vittima ed è anche il sacerdote

che opera tramite i ministri che agiscono in suo nome.

III. EUCARESTIA ED APOSTOLATO

L’Eucarestia è la presenza viva di Cristo, è la vita di Cristo nel presente. Da questa vita di

Cristo scaturisce l’energia e la forza per ogni apostolato. Di questo era convinto san Vincenzo

Pallotti. Per lui, l’uomo apostolico prende il suo alimento proprio dall’Eucarestia. Perciò, nelle

indicazioni riguardanti l’azione apostolica nei diversi campi non manca mai un riferimento

all’Eucarestia. Lo possiamo vedere in alcuni esempi.

In primo luogo si deve dire che san Vincenzo Pallotti era veramente l’apostolo dell’Eucarestia.

Egli si sforzava di preparare bene il popolo ad accogliere con amore Gesù presente nell’Eucarestia.

All’offertorio proponeva di pronunciare le seguenti parole: “Apritevi o cieli, e prima che noi

riceviamo Gesù fatecelo vedere come egli siede alla destra del Padre... Ecco Gesù che sta per venire.

Ma da chi viene? E cosa fai per riceverlo? Prega gli Angeli, i Santi e la Regina degli Angeli e dei

Santi Maria SS. che per te faccino quegli atti di amore”

67. Mentre il sacerdote somministrava l’Ostia


ai comunicanti, san Vincenzo proponeva di eccitare il popolo con le parole: “Ascoltate una voce che

viene dal S. Altare, ed è la voce del vostro fratello Gesù Cristo

- pax vobis nolite timere - remittuntur


tibi peccata tua, vade in pace, noli amplius peccare


[che vi dice: pace a voi, non temete, vi sono


rimessi i vostri peccati, andate in pace e non peccate più...] Lo sentite dentro di voi che pace, che

consolazione vi ha apportato il vostro fratello Gesù Cristo, ecco che avete dentro di voi il Verbo

eterno fatto uomo, il figlio della Madonna, il vostro Dio, Re, e Padre. Sentite cosa sta facendo dentro

di voi? Purifica il vostro intelletto, la vostra memoria, la vostra volontà, i vostri occhi. Adoratelo

profondamente coll’anima e col corpo, e adoratelo coll’adorazione degli Angeli, dei Santi, di Maria

SS., e colla stessa adorazione di Gesù”

68. Questo è il suo modo di portare i fedeli all’intima unione


con Dio nell’Eucarestia.

San Vincenzo Pallotti si impegnava ad approfondire la fede in diversi campi di vita cristiana.

E questa azione apostolica era sempre accompagnata dalla venerazione al Santissimo Sacramento,

anzi la considerava come culmine di ogni impegno apostolico.

Tra i compiti del Procuratore sotto la protezione di s. Giovanni evangelista c’è la promozione

degli oratori notturni. Il Pallotti scrive che per coltivare la devozione del popolo bisogna procurarsi

di aprire nella Città uno o più Oratori, secondo il bisogno, per soli uomini. Dopo la lezione spirituale,

le preghiere del Rosario si fanno gli esercizi devoti: da domenica a mercoledì il catechismo, “nel

giovedì tributo di ossequio per la istituzione del SS. Sagramento della Eucarestia, e breve discorso


69


OOCC I, p. 235.


70


OOCC I, p. 236.


71


OOCC I, p. 286.


72


OOCC I, p. 287-288.


73


OOCC I, p. 325.


74


Luigi Vaccari, Compendio della vita, op. cit., p. 135.


75


OOCC I, p. 297.


76


OOCC I, p. 341-342.


analogo”

69. Negli oratori notturni ogni esercizio finisce con l’atto di contrizione, quindi si cantano


le litanie della B. V. Maria, il

Tantum ergo Sacramentum, “e si comparte in ultimo la benedizione di


Gesù Sagramentato nella Pisside”

70.


I contadini che vengono nella città per diversi bisogni nei giorni festivi, hanno bisogno della

formazione religiosa. Il procuratore sotto la protezione di s. Filippo per eccitare lo zelo del clero e

del popolo, per promuovere la cultura religiosa della campagna del distretto e dei contadini in città

nei giorni festivi, “impegnerà lo zelo e la carità di zelanti sacerdoti, cherici e pii secolari, i quali in

tutti i giorni festivi distribuiti per le varie piazze ove si riuniscono i contadini si presteranno a fare

quanto possono per la santificazione di quelle povere anime”

71. Le prediche si faranno in piazza, il


catechismo in chiesa. In chiesa, “appena terminato il catechismo vi sarà la S. Messa, e nel tempo della

S. Messa si reciterà una terza parte del S. Rosario colla Salve Regina, e le litanie della Beatissima

Vergine, in suffragio dei contadini defonti, e in ultimo si leggerà una breve meditazione delle massime

eterne, o della passione del N. S. G. C. In ultimo cantato il

Tantum ergo si darà la benedizione con


Gesù Sagramentato nella Pisside”

72.


Durante gli esercizi per i militari ogni pomeriggio, come ultima funzione, “accese almeno sei

candele si aprirà il S. Ciborio, si leggerà dal sacerdote all’altare una preghiera di visita al SS.

Sagramento, cinque

Pater noster, Ave, e Gloria e con tuono corale le litanie della Madonna SS. -


Tantum ergo Sagramentum


etc. - col Versetto e Orazione e si da la S. Benedizione col SS.


Sagramento nella Pisside; e nel momento della elevazione della SS. Ostia, e Calice nella Messa, e

della benedizione si canta «Sia lodato ogni momento il SS. e divinissimo Sagramento. Vi adoro ogni

momento o vivo Pane del Cielo gran Sagramento, o vivo Pane del Cielo gran Sagramento»”

73.


Secondo Vaccari “La sua viva fede verso un tanto Sacramento a preferenza si appalesava,

quando amministrava la Santa Eucaristia ai condannati a morte: poiché il praticava con tanta

commozione, da piangere egli stesso, e da far piangere i circostanti”

74. Il compito del procuratore


sotto la protezione di s. Bartolomeo è di promuovere le preghiere per i condannati a morte. “Quando

il Procuratore Deputato arriva ad avere la notizia della sentenza di morte di alcun reo deve procurare

di fare e promuovere l’esercizio di molte preghiere... In quelle città o luoghi in cui non vi fosse l’uso

di esporre il SS. Sagramento alla pubblica venerazione con preci private e pubbliche nella mattina che

si eseguisce la sentenza di morte sino al momento della esecuzione si procuri di fare la esposizione

anche in più chiese nel maggior numero possibile”

75.


Una delle esponenti opere di san Vincenzo Pallotti è l’istituzione del solenne Ottavario

dell’Epifania. “Alle ore 12 italiane (nota: partendo dall’Avemaria della sera) si apre la chiesa e si dà

il primo segno della predica colla campana. Dopo un quarto si dà il secondo segno e si celebra la

prima Messa letta colla recita della terza parte del S. Rosario: colla Salve Regina: litanie della

Beatissima Vergine: gli atti delle virtù teologali coll’atto di contrizione e con la preghiera analoga

alla solennità del giorno corrente del sagro Ottavario. Terminata la S. Messa v’è la predica morale

atta alla capacità del popolo basso, e analoga al SS. Mistero, e diretta a disporre il popolo alla

confessione e comunione generale... Finita la predica si canta il salmo 116 -

Laudate Dominum


omnes gentes


etc. Gloria Patri etc. - il Tantum ergo col versetto e orazione e si dà al popolo la


benedizione di Gesù Sagramentato nella Pisside”

76. Nell’ultimo giorno dell’Ottavario. “Si espone il


OOCC



77 I, p. 344-345, cfr. anche OOCC I, p. 346.


78


OOCC I, p. 377.


79


OOCC I, p. 378.


80


Per tutto testo, vedi OOCC X, p. 721-723; cfr. anche OOCC XI, p. 51-55.


SS. Sagramento con grande illuminazione. Si cantano le litanie della beatissima Vergine coll’orazione

del tempo natalizio e colle orazioni

pro papa e pro quacumque necessitate. Un Eminentissimo


Porporato assistito dai ministri con dalmatiche preceduto dal clero si porta all’altare per compartire

al popolo la trina benedizione secondo il rito della S. Chiesa Romana”

77.


San Vincenzo Pallotti raccomanda di promuovere l’adorazione del Santissimo Sacramento

nelle chiese, ove è istituita la procura della pia Società e nelle chiese dei ss. ritiri. “Ogni giorno ad

ora comoda pel popolo, per averlo più frequente, si reciterà una terza parte del S. Rosario colla

Salve Regina, colla preghiera alla Beatissima Vergine Regina degli Apostoli, le litanie lauretane,

e la visita al SS. Sagramento e in fine la benedizione col SS. Sagramento nella pisside”

78. “In tutte


le domeniche e altri giorni festivi di precetto vi sarà la Messa cantata con canto gregoriano, un’ora

e mezza prima del mezzogiorno... In ultimo si espone il SS. Sagramento, si cantano le litanie

lauretane della Beatissima Vergine coll’

Oremus del tempo, il Tantum ergo e si dà la


benedizione”

79.


CONCLUSIONE

In conclusione vorrei riportare un testo del Pallotti

80, in cui viene presentato il modo di


adorazione del Santissimo Sacramento, la sua spiritualità eucaristica e il suo desiderio di

trasmettere agli altri la fede nella presenza di Dio nell’Eucarestia e un’autentica adorazione del

Santissimo. Emergono cinque punti.

1) Prima di tutto, con grande umiltà, il Pallotti riconosce la sua nullità, il suo essere indegno

e inadeguato all’incomprensibile Amore di Dio che si rivela nell’Eucarestia: “Oh il Mostro

incomprensibile d’ingratitudine, di sconoscenza, di empietà, e di sagrilegio che io sono stato

sempre, e sono verso il SS. Sagramento della SS. Eucaristia nella Comunione, negli Altari, nelle

Processioni, nel Viatico e sempre, e da per tutto notte e giorno. Oh Mostro di durezza di cuore,

che io sono dopo innumerabili, e infinite prove dell’Amore infinito di Gesù”.

2) In un secondo passo risveglia in sé i sentimenti di fede e di fiducia, e chiede al Signore

la grazia di essere sempre con Gesù presente nell’Eucarestia: “Mio Dio, misericordia mia sebbene

io abbia infinitamente infinite volte meritato di restare privo della SS. Eucaristia nei SS. Altari,

nelle Comunioni, e sempre pure ho fiducia che Voi mi farete stare sempre d’appresso a Voi

Sagramentato mio Gesù, e Bene infinito, che mi farete comunicare ogni giorno sino all’ultimo

della mia Vita, e che mi stabilirete la più viva presenza di spirito alla SS. Eucaristia come se

sempre fosse nel mio petto realmente come sempre si trova nelle SS. Pissidi, e in me come cibo

dell’Anima mia”.

3) Poi, presenta al Signore due domande che hanno un fine apostolico: “mi darete la grazia

di accrescere gli Adoratori, e participatori della SS. Eucaristia e formarete in me una Vita di

perpetua preparazione, di perpetua nutrizione, di perpetua azione di grazie, di perpetua

partecipazione degl’infiniti effetti della SS. Eucaristia”.

4) Poi, offre se stesso per riparare le offese fatte a Dio nell’Eucarestia: “a costo di mia

umiliazione infinita, eterna, immensa, e universale, e d’infiniti, ed eterni, immensi, e universali miei

tormenti riparate l’Onore, e le adorazioni, e le partecipazioni non fatte della SS. Eucaristia”.

5) Infine, esprime la fiducia che la Santissima Eucarestia opererà in lui e in tutti gli uomini

nel futuro: “che per un Prodigio di Misericordia opererà in me la SS. Eucaristia ad ogni momento

tutti quegli effetti, che averebbe operato, e opererebbe in tutte le creature passate, presenti, e

future, e possibili se tutte sempre colle più perfette disposizioni avessero profittato, e profittassero

della SS. Eucaristia ad ogni momento per tutta la Eternità... questa è la fiducia ferma che mi ispira

la vostra infinita Misericordia, fiducia che non posso rigettare senza offendere la stessa

misericordia, e l’amore infinito di Gesù, col quale ha istituito la SS. Eucaristia”.

L’Eucarestia è stata per san Vincenzo Pallotti punto centrale della vita spirituale ed

apostolica, il mistero della fede che supera l’intelligenza umana. Dio gli ha concesso per pura

grazia e in vista della sua missione di vivere e di contemplare questo dono ineffabile. Nei momenti

più alti della celebrazione eucaristica o del ringraziamento dopo la celebrazione una luce svelava

a lui le profondità del mistero eucaristico e lo spingeva alla totale dedizione. In forza di questa

esperienza ha potuto anche testimoniare che l’Eucarestia, dono del Padre, presenza viva di Cristo

e l’effusione dello Spirito Santo, ci introduce nella comunione con la Santissima Trinità e

costituisce il fondamento dell’unione tra i fratelli e sorelle in Cristo. Perciò non è da meravigliarsi

che ha dato tanta importanza all’Eucarestia nella vita dei membri dell’Opera dell’Apostolato

Cattolico.


.


SUMMARY


of the relation of Jan Kupka SAC - Eucharist in the writings of Saint Vincent


Pallotti.


In the presentation of the theme I tried to give an answers to the following questions: How

did Saint Vincent Pallotti revere the Holy Sacrament? What significant had the celebration of the

Eucharist in his life? What was for him the theological concept of the Eucharist? What are the

massage and the purpose?

St. Vincent Pallotti had given great importance to the Eucharist in his life. The adoration

of the Holy Sacrament and the celebration of the Holy Mass, with the time reserved to the

preparation and to thanks giving, put him among the fervent worshippers of God in the adoration

of the Holy Eucharist.

From the biographies of the Saint it emerges as it was already in his family, he lived for the

love for Jesus Christ in the Sacrament of the Eucharist. It is notable that in 1816, while

formulating for himself a weekly program of exercises of piety, Saint Vincent writes: “I intend to

be always in deep adoration of the Holy Trinity, of Jesus signified, adoring him in all places, where

he can be found” (OOCC X, 526).

When he was rector of the Church of the Holy Spirit of the Neapolitans, on his own

expenses he built a small window, that stuck out in the church to enable him to see through to the

Tabernacle and to adore the Lord. It was not by chance that he enrolled himself in the Pious Union

of the Worshippers of the Holy Sacrament, an association with the purpose to adore it.

The veneration of the Eucharist for Saint Vincent Pallotti reached it highest peak in the

celebration of the Holy Mass and especially in the way of celebrating it. The celebration of the

Eucharist constituted a moment of thanksgiving for the gifts received and the source of life, so

much that he would have desired to celebrate it in the point of death.

Always on the occasion of the celebration of the Eucharist Saint Vincent Pallotti had lived

moments of mystical experiences. Meaningful by the way he expressed, “After the Holy Mass he

said, God has let me feel”.

According to Saint Vincent Pallotti, in the Eucharist is present not only Jesus Christ, but

also the Father and the Spirit Saint, the Holy Trinity. He affirms, further, in the Eucharist God is

entirely communicated to man and is made his food. It constitutes for him the continuation of the

life of Jesus Christ and the work of the redemption. From the writings it emerges that Saint

Vincent Pallotti conceived the holy Mass as sacrifice of Christ who died on the cross for the

salvation of the world. Therefore he recommended to priests to celebrate it as if such sacrifice was

renewed.

The Eucharist is the life of Christ in the present. From it spring the energy and the strength

of every apostolate. Saint Vincent Pallotti was so much convinced of this reality. For him, the

apostle takes his proper nourishment from the Eucharist. The Holy Eucharist constituted for him,

the central moment during the activities of the nighttime oratories, in the religious formation of

peasants, in the popular missions, in pastoral activities to the sick in hospitals, in the assistance to

the inmates in death row, in the celebration of the Octave of the Epiphany, in all moments of life

of the communities promoted by him and above all of the pious Society of the Catholic

Apostolate.

The Eucharist was for Saint Vincent Pallotti a central point of the spiritual and apostolic life,

the mystery of the faith that overcame the human intelligence. God granted to him the grace and

vision of the mission to live and to contemplate this ineffable gift. By the strength he gained from

this experience, Vincent Pallotti was able to say that the Eucharist, Father's gift, living presence

of Christ and the effusion of the Spirit Saint, introduces us in the communion with the Holy Trinity

and constitutes the fundament of the union between brothers and sisters in Christ. Therefore, he

had given so much importance to Eucharist in the life of members and the work of the Catholic

Apostolate.
fonte

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